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«La preghiera islamica è sempre politica»

«Viste da New York, Milano e Bologna ormai sono perdute»

“La preghiera islamica davanti al Duomo e a San Petronio equivale al messaggio ‘noi musulmani stiamo vincendo’”. Così Franco Zerlenga, che ha insegnato Storia dell’islam alla New York University, commenta le foto delle adunate di sabato. “In Europa – spiega – abbiamo creato un mostro senza saperlo. Per gli islamici si tratta sempre di una conquista. I musulmani arrivati dalle ex colonie inglesi cercavano di adattarsi alla nuova realtà, ma i loro figli, negli ultimi vent’anni, attraverso le scuole islamiche, sono cresciuti con la volontà di riportare tutto come era al principio, quando Maometto era capo di stato. Spesso gli europei hanno agito con codardia, mentre gli islamici dichiarano apertamente da che parte stanno. Contro Israele”. Per Zerlenga non esiste un islam politico e uno religioso, così come non esiste l’emigrazione islamica: “Contrariamente a quanto scritto da Gad Lerner su Repubblica, è semplicemente il primo passo del jihad. L’islam si sposta in un altro paese per dominarlo”.

Proprio come fece Maometto. L’integrazione è così finta che non esistono nemmeno i musulmani italiani: “Parlano italiano, ma la loro fedeltà è soltanto all’umma, la comunità politica dei credenti musulmani”. Nel paventare la possibilità di un dialogo interreligioso fra le due fedi monoteiste – smentito da Benedetto XVI –  si sprecano i paralleli fra il Dio della religione cristiana e quello islamico. Che però non reggono, perché “Allah chiede la sottomissione degli infedeli”. A mancare, nel rapporto fra cristianesimo e islam, è la reciprocità. “Non esiste perché gli islamici si ritengono superiori. E hanno usato le stesse modalità per secoli: arrivano, conquistano e dominano. Per questo Joaquìn Navarro Valls sbaglia a sostenere che la preghiera musulmana davanti alle chiese rappresenta la nostra libertà”. Quello lanciato all’ombra della Madonnina è un messaggio più forte del raccoglimento religioso perché la preghiera islamica è sempre politica: “La moschea non è soltanto un luogo di preghiera, ma di attività politica. I musulmani conquistano gli spazi pubblici per motivi politici. Contrariamente a quanto sta accadendo alla cultura occidentale, i musulmani sono semplicemente coerenti con la loro identità, quella sancita dal Corano. Per questo gli islamici non potranno mai accettare il nostro quinto comandamento, ‘Non uccidere’”.

Secondo Zerlenga quella che accetta incondizionatamente le manifestazioni altrui è una concezione sbagliata del liberalismo. “Garantire agli islamici la libertà – dice – come suggerisce l’ex portavoce di Giovanni Paolo II non significa permettere loro di voler distruggere Israele. La tolleranza può esistere soltanto fra due elementi che stanno sullo stesso piano. Mentre l’islam non considera Israele e l’occidente al suo stesso livello. Quando Navarro Valls parla dei ‘mezzi espressivi’ usati dai fedeli islamici per esprimere il loro dissenso dimentica che non tutte le espressioni sono uguali, anche se si utilizzano modalità democratiche. Una manifestazione antisemita resta tale”. Così come sbaglia a considerare un segnale positivo l’abbigliamento occidentale dei fedeli islamici in preghiera. “La dissimulazione – spiega – è l’unico tipo di integrazione dei musulmani in Europa”. (Il Foglio)





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Pubblicato il 9/1/2009 alle 10.49 nella rubrica Diario.

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