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Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11

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Diario | Insight |
 
Diario
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19 gennaio 2009

«Nelle moschee sermoni solo in italiano»

Roma - "La predicazione nelle moschee deve essere fatta in lingua italiana. E più in generale, il Corano deve essere predicato nella lingua del paese in cui il musulmano vive". Con questa proposta il presidente della Camera, Gianfranco Fini riapre il dibattito, già fonte di polemiche, sui luoghi di culto islamici In Italia. E se la proposta di Fini riceve attacchi da parte del Prc e del Pd e il plauso della Lega, divide le comunità islamiche con il consenso del Centro islamico culturale d’Italia e la critica dell’Unione Comunità islamiche in Italia (Ucoii). (…)

Secondo il Pd la proposta di Fini è "inefficace". "Innanzitutto - spiega Enrico Farinone - perché bisognerebbe controllare periodicamente tutte le moschee poi perchè la lingua dell’Islam è l’arabo e la predicazione obbligatoria in italiano rischierebbe di provocare un senso di rigetto verso il nostro paese". "Per evitare l’istigazione all’odio - dice - la soluzione è una sola: maggiore integrazione". (…) Profondo il dissenso invece dei Radicali soprattutto sulla costruzione delle moschee. Silvio Viale sottolinea che "porre veti alla costruzione di moschee, delle quali i minareti sono una componente, significa legittimare le posizioni dei persecutori dei cristiani nel mondo e di ogni persecuzione verso le minoranze religiose".

Divise le organizzazione islamiche in Italia. Per l’Ucoii "i politici non conoscono la realtà". "In Italia - spiega Issedin Elzir - già accade che il sermone sia in parte in arabo e in parte in italiano e che occorre una traduzione. Serve più dialogo, dobbiamo conoscerci di più". "Se il timore è che in arabo possano essere dette parole di odio, l’odio si può esprimere in tutte le lingue". (Il Giornale)

18 gennaio 2009

«Preghiera islamica al Colosseo»

In migliaia al corteo pro-Gaza a Roma: «Bush e Barak assassini»

ROMA - Migliaia di persone (200 mila per gli organizzatori) al corteo di Roma per la pace a Gaza e il cessate il fuoco da parte di Israele. La manifestazione si è mossa da piazza Vittorio con un po' in ritardo in attesa che arrivassero i pullman provenienti da fuori città. Moltissime le persone presenti e moltissimi i bambini, anche molto piccoli, che sfilano con i genitori. E proprio la denuncia dei bambini vittime dei bombardamenti israeliani è infatti uno dei tratti salienti della protesta. A sottolinearlo anche l'Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche in Italia. Dietro lo striscione 'Gaza, noi siamo tutti con te', sfilano le mamme: alcune portano in braccio dei fagotti di stoffa bianca macchiati di rosso. Ci sono anche alcuni bambini che urlano al microfono lo slogan: «Bush, Barak assassini, questa non è una guerra ma un massacro».
Nel corteo sono visibili anche stelle di David con sopra stampate svastiche, tante kefiah, bambole insanguinate e foto di bambini morti, le vittime dei bombardamenti su Gaza. Sono comparsi anche cartelli inneggianti a Michele Santoro e alla trasmissione di giovedì sera di 'Annozero' tra i manifestanti: «Santoro grazie per la verità e la sincerità», si legge su uno dei cartelli.

La prima parte del corteo è quasi completamente occupata dagli spezzoni che riuniscono gli immigrati. Solo dopo ci sono i rappresentanti della Fiom, del Manifesto, degli statunitensi contro l'occupazione, degli studenti universitari. La parte dei centri sociali, molto lunga, ha allestito un camioncino con un enorme fucile da cui pende una enorme bandiera palestinese. L'Ism ha una barella con lenzuola macchiate di rosso. Un cordone di bambini, kefiah al collo, porta cartelli con la scritta Islam uguale pace. Arrivati sotto il Colosseo, centinaia di persone si sono raccolte in silenzio utilizzando le bandiere palestinesi per la preghiera del crepuscolo. (Corriere)

25 novembre 2008

Papa: «Dialogo tra fedi non è possibile»

Città del Vaticano, 23 nov. (Apcom) - "Un dialogo interreligioso nel senso stretto della parola non è possibile, mentre urge tanto più il dialogo interculturale che approfondisce le conseguenze culturali della decisione religiosa di fondo". Lo scrive il Papa. (…) Espressione, quella dell'impossibilità di un dialogo interreligioso, che viene accolta positivamente dalla comunità ebraica romana. "Credo che bisogna essere molto grati al Papa per questa precisazione e per la giusta chiarezza", dice ad Apcom il rabbino Riccardo Di Segni, a capo della Comunità ebraica di Roma. Ci sono dei limiti insuperabili - aggiunge Di Segni - di ciascuna fede che vanno rispettati. Al di là di questo è giusto invece il dialogo fra culture".
Da parte sua, l'Ucoii (Unione delle Comunità e organizzazioni islamiche in Italia), sottolinea come "occorre precisare cosa il Papa intende dire con dialogo interreligioso in senso stretto. "Il dialogo fra credenti esiste - dice Izzeddin Elzir, portavoce dell'Ucoii - certamente non dialoghiamo sulle nostre fedi, perchè ognuno crede in ciò che crede, ma dialoghiamo su come possiamo convivere insieme, ciascuno nelle proprie diversità".

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