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Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11

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Diario | Insight |
 
Diario
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12 gennaio 2009

«Milano, quindici anni fa l'altra preghiera islamica in piazza Duomo»

Le fotografie furono scattate in piazza Duomo, a Milano, il 5 marzo del 1994. Anche quel giorno - proprio come è avvenuto il 3 gennaio scorso con la preghiera ad Allah a pochi metri dal sagrato - duecento musulmani si ritrovarono a pregare davanti luogo simbolo della Chiesa ambrosiana. Inginocchiati e rivolti in direzione della Mecca, nell'ambito di una manifestazione di protesta per il massacro nella moschea di Hebron, vollero sensibilizzare in quel modo l'opinione pubblica sulla situazione del popolo palestinese e dei musulmani in Bosnia. Quindici anni dopo la storia si è ripetuta al termine di una manifestazione in cui sono state bruciate bandiere israeliane per protestare contro i bombardamenti su Gaza. E i capi delle comunità islamiche hanno chiesto scusa all'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, assicurando che un episodio del genere non si ripeterà più. (Repubblica)



Nessuna provocazione o mancanza di rispetto. Si trovavano lì per caso.



«Scenderemo ancora in piazza finché questa guerra non sarà finita. Ma quello che dicono Fini o Berlusconi non ci riguarda». Anche nominare Al Fatah e Hamas li innervosisce: «Non c’è differenza. Siamo per la Palestina e basta», spiega Abderrhim, 52 anni, uno dei più anziani del gruppo. «Ma questa guerra è una guerra contro tutto l’Islam. Lo volete capire o no? Anche gli italiani lo devono capire». Gli altri ragazzi del gruppo gli fanno segno di tacere. Due parole in arabo. Poi Mohamed si allontana scuotendo la testa. «Vogliamo solo la pace. Scrivilo. Solo la pace, hai capito?». qui

7 gennaio 2009

«Gli islamici si scusano»

MILANO - Il presidente della Casa della cultura islamica di viale Padova, Asfa Mahmoud, ha chiesto all'Arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi «un incontro per chiarire quanto è successo sabato scorso e portare le scuse», disponibile anche a coinvolgere Abdel Hamid Shaari del Centro Islamico di viale Jenner. La notizia è contenuta in un editoriale non firmato sul sito della Diocesi di Milano dal titolo «a proposito della preghiera islamica in piazza Duomo» in cui si afferma che «la preghiera aiuta l'uomo a considerare gli altri uomini come fratelli» e che «per questo la preghiera - per essere autentica - non può mai essere usata "contro" qualcuno e deve essere praticata - se pubblica - nei luoghi, nei tempi e nelle modalità opportune». (Corriere della Sera)

9 dicembre 2008

«'Avvenire': Dalla Lega attacchi sguaiati a Tettamanzi»

Roma, 9 dic. (Apcom) - E' "sconcertante" il "modo sguaiato con il quale taluni esponenti leghisti hanno ritenuto di polemizzare con il cardinale Tettamanzi" sulla questione dell'islam, per il quotidiano dei vescovi 'Avvenire'. "Le battutacce a effetto - si legge in un corsivo - non sciolgono i nodi, e spesso, anzi, li aggrovigliano". 'Avvenire sottolinea, poi, che "nelle moschee i piani (religioso, politico, giudiziario) si fondono e si confondono".

6 dicembre 2008

Ancora sulle moschee

(ASCA) - Roma, 6 dic - Il senatore a vita Francesco Cossiga non condivide la presa di posizione dell'arcivescovo di Milano cardinale Dionigi Tettamanzi favorevole alla realizzazione di piccole moschee in ogni quartiere di Milano. E il suo dissenso Cossiga lo affida ad una lettera aperta dal tono fortemente sarcastico. La lettera

«Tettamanzi: dialogo senza sospetti»

Milano, 5 dic. (Apcom) - Aprirsi al dialogo con l'Islam abbandonando un atteggiamento sospettoso nei confronti dei fedeli. E' questo l'augurio che il cardinale Dionigi Tettamanzi lancia dall'altare del Duomo dove questa sera ha pronunciato il suo tradizionale discorso alla città in occasione delle celebrazioni per il patrono Sant'Ambrogio. "Spesso sentiamo dire che 'l'Islam disprezza le altre religioni ed i loro credenti, non ha il senso dello Stato tipico della tradizione occidentale, non accetta il principio della laicità, è fanatico, strumentalizza la fede per finalità distorte o criminose, non usa la ragione come mezzo nel confronto e nella discussione con i popoli, schiavizza le donne'. Sì, ma intanto il dialogo, anzitutto culturale, va incominciato. Singoli gesti e atteggiamenti, per quanto gravi e da deprecare con forza, non siano occasione per guardare con sospetto ed accusare tutti gli appartenenti ad una religione". Il cardinale replica anche a chi "obietta che per un vero dialogo occorre una disponibilità reciproca". "E' pur necessario che almeno uno inizi - dice - cerchi l'incontro, stabilisca una relazione. Il tutto con pazienza, fiducia, onestà intellettuale, rispetto della libertà dell'altro, capacità di ascolto, e lasciando che il tempo faccia crescere quanto di buono è stato seminato".

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