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Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11

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Diario | Insight |
 
Diario
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8 gennaio 2009

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(…) La questura non intende denunciare i manifestanti per le bandiere bruciate - in realtà lenzuoli bianchi con disegni azzurri - né per la preghiera in piazza Duomo. Sulla stessa linea, la procura di Bologna che ha deciso di archiviare il fascicolo aperto dal pm Luigi Persico sulla base dell’informativa della Digos del capoluogo emiliano, priva di notizie di reato. Corteo e presidio davanti alla basilica di San Petronio erano stati infatti autorizzati, mentre la preghiera collettiva in piazza Maggiore, ragionano gli inquirenti, non era stata preannunciata ma è nata lecitamente su iniziativa di singoli. E anche l’effige di Israele data alle fiamme sarebbe solo un drappo artigianale con simboli non riconducibili alla bandiera ufficiale di Israele. (RepubblicaMilano)


(Ansa)


(Salmoirago, Corriere)


(Ansa)


(Il Messaggero)

14 novembre 2008

«Storia di una donna che ha rinunciato all'islam»

Nonie Darwish, egiziana naturalizzata americana, musulmana convertita al Cristianesimo, ha molti punti in comune con Magdi Allam. Ma la sua infanzia è stata forse più movimentata: trascorsa tra Gaza e il Cairo, era figlia di uno dei capi militari di maggior fiducia di Nasser che aveva la responsabilità di dirigere da Gaza le operazioni militari contro Israele. Fin da piccola la colpiva lo spirito di perenne vendetta che animava il mondo intorno a lei e l’odio profondo nei confronti di Israele dipinto come il peggiore dei mali. Indomita nei confronti delle pressioni della famiglia e dell’entourage islamico, nel 1978 riesce ad emigrare in America dove inizia la sua conversione.

La sua infanzia è stata traumatizzata da eventi tragici. Ci può descrivere quegli anni della sua vita?
Da bambina vivevo a Gaza, zona di guerra. Il Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser aveva due obiettivi: la riunificazione del mondo arabo e la distruzione di Israele. Sia Gaza che la Cisgiordania venivano utilizzate dai Paesi arabi come avamposti dai quali attaccare Israele. Mi ricordo di aver passato molte notti insonni sotto i bombardamenti. Ho frequentato la scuola elementare a Gaza dove mi è stato insegnato l’odio, la vendetta e la ritorsione: mai ci veniva proposta come alternativa la pace. Recitavamo ogni giorno poesie “jihadiste” auspicando per ognuno di noi la morte del “shadid”, cioè del martire. Israele voleva uccidere mio padre perché era il responsabile delle operazioni dei “fedayn” egiziani che da Gaza attaccavano Israele. Una notte, un commando israeliano penetrò nella nostra abitazione, nonostante fossimo altamente protetti e sorvegliati. Mio padre però non era in casa e i soldati israeliani trovarono solo donne e bambini: a nostra sorpresa se ne andarono senza farci alcun male. Sottolineo però che questa non era la prassi dei “fedayn” egiziani che uccidevano invece i civili israeliani, sia donne che bambini. Qualche mese dopo, l’11 luglio 1956, mio padre venne assassinato da un commando israeliano. Avevo otto anni. Dopo la sua morte, il Presidente Nasser venne a farci visita a casa per le condoglianze di rito. Sia lui che il suo seguito, rivolgendosi a noi figli, ci chiesero: “Chi di voi vorrà vendicare il sangue di vostro padre uccidendo degli ebrei?”. Questa domanda mi turbava profondamente perché ne conseguiva che se veramente amavo mio padre avrei dovuto uccidere degli ebrei. Questo è un perenne ciclo di vendetta che malgrado tutto deve essere interrotto perché il nostro obiettivo è la pace.

Lei pensa che oggi l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti dell’Islam sia giusto?
L’Occidente ha accolto i musulmani nella speranza di vederli convivere pacificamente con i propri cittadini. Ma non ha difeso questi ultimi dai “libri sacri” e dalle scritture islamiche che ordinano ai musulmani di uccidere i non-musulmani. Per esempio, la Sura 47,4 recita: «Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine».  Un altro esempio: «Nessun musulmano deve essere ucciso per aver ammazzato un non-credente» (Sahih Bukhari 1.3.111). Per questi “comandamenti” della religione islamica, i non-musulmani del Medio Oriente sono perseguitati e uccisi e molti di loro devono lasciare il Paese. Nel Corano e negli Hadith, sono ripetuti migliaia di volte gli ordini di uccidere, umiliare o sottomettere i non-musulmani. Sono sicura che la maggioranza dei musulmani non voglia mettere in pratica tutto ciò ma se vi fosse anche una sola minoranza che lo vuole, l’Occidente dovrebbe saper fronteggiare il problema. Mentre invece, per il momento, non fa altro che cercare di proteggere i diritti dei musulmani in Europa, dimenticando il diritto degli europei a vivere in pace. (Leggi tutto Radici Cristiane)





Nonie Darwish su youtube

«(…) IO ritornata all'islam non permetto a nessuno di essere miscredente dopo aver creduto» fatima87

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