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Diario | Insight |
 
Diario
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19 maggio 2009

«Nella casbah di Rotterdam»

Qui interi quartieri sembrano Medio Oriente, le donne camminano velate, il sindaco è musulmano, nei tribunali e nei teatri si applica la sharia

(…) Un anno fa la città entrò in fibrillazione quando i giornali resero nota una lettera di Bouchra Ismaili, consigliere del comune di Rotterdam: "Ascoltate bene, pazzi freak, siamo qui per restarci. Siete voi gli stranieri qui, con Allah dalla mia parte non temo niente, lasciatevi dare un consiglio: convertitevi all'islam e trovate la pace". Basta un giro per le strade della città per capire che in molti quartieri non siamo più in Olanda. È un pezzo di Medio Oriente. Un altro consigliere musulmano del comune, Brahim Bourzik, vuol far disegnare in diversi punti della città segnali in cui inginocchiarsi in direzione della Mecca. qui

«Il 90% è straniero e la scuola cambia nome: da Pisacane a Makiguchi»

Carlo Pisacane si fa da parte. L’eroe del Risorgimento al quale è intitolata una scuola materna ed elementare di Roma con circa il 90% di alunni stranieri, in omaggio a un mondo globalizzato e multietnico, dovrebbe far posto al pedagogo giapponese Tsunesaburo Makiguchi. Così, almeno, vorrebbe la preside Nunzia Marciano. (…) Una scuola finita al centro delle polemiche anche nei mesi scorsi quando, sempre il comitato delle mamme, aveva denunciato «un presepe con pastori in kefiah e donne in burqa» ma anche un inquietante episodio «antisionista», forse non «premeditato»: ai piccoli della materna erano stati fatti indossare dei cappellini di carta colorati sui quali, una volta tornati semplici pezzi di carta, si poteva leggere un appello al boicottaggio dei prodotti israeliani e un’immagine di Bush con la pistola alla tempia sullo sfondo della bandiera americana in fiamme. qui

3 aprile 2009

«Donne e sport? Sì, ma solo per le non vergini»

"Nei dettami della Shariya  non esiste alcun divieto alle donne di esercitare lo sport, a meno che non si tratti di una ragazza vergine in quanto ciò potrebbe indurre a cattivi pensieri sulla sua reputazione". A pensarla così è lo Sheikh Abdullah bin Suleiman, membro del Consiglio degli Ulema, massima autorità religiosa in Arabia saudita. L'editto dell'uomo religioso è stato emesso a causa della polemica provocata nel regno wahabita da una recente direttiva del Comitato Olimpico internazionale (Cio) che impone a tutte le federazioni nazionali aderenti di istituire club sportivi femminili entro il 2010, "pena la sospensione" dall'organismo mondiale.

(…) Lo Sheikh Saleh Bin Fawzan  argomenta così la sua avversione: "Non vedo alcuna utilità dell'esercizio da parte delle donne di qualunque sport, sia esso collettivo che singolo oppure con strumenti".  "La donna - prosegue - deve sbrigare le faccende di casa sua, servire suo marito, accudire i figli e imparare solo ciò che le è utile". (Apcom)

«Fatwa saudita condanna pesce aprile: "dire bugie è peccato"»

"Nell'Islam non è ammessa la bugia anche quando viene detta a scopo di scherno o per ironia", è quanto stabilisce un nuovo editto islamico "fatwa" saudita che bolla il 'pesce di aprile' come un'"usanza di sciocchi occidentali da non emulare". (Apcom)

«Nell'Islam non è ammessa la bugia»

9 febbraio 2009

«Sharia? Yes, please»

L’intervento con cui l’arcivescovo di Canterbury in carica Rowan Williams nel febbraio dello scorso anno ha proposto l’integrazione parziale della sharia nel sistema di diritto britannico è stata seppellita da una valanga di critiche. Peccato che quello che Williams ha descritto come uno sviluppo inevitabile rappresenti in realtà il presente del Regno Unito: la sharia ha già valore legale, ci sono corti sciaraitiche in alcune località che emettono sentenze vincolanti anche per la Common Law britannica e provvidenze di welfare destinate alle famiglie poligamiche. Dopo avere a lungo accarezzato l’idea, il governo ha rinunciato a emettere “bond islamici”, cioè titoli di Stato compatibili con la dottrina morale musulmana che proibisce il prestito a interesse, ma ha dichiarato che incoraggerà i privati a ricorrere a questa forma di indebitamento riducendo la tassazione sui “sukuk”, i prestiti conformi alla sharia.

La mappa delle corti sciaraitiche

La rivelazione dell’esistenza di corti islamiche dotate di poteri riconosciuti dallo Stato risale a settembre ed è opera del Times. Il quotidiano di Londra ha scoperto che, fra le centinaia di corti informali create dalle comunità musulmane negli ultimi trent’anni e basate sulla sottomissione volontaria dei ricorrenti alle sentenze emesse, ce ne sono almeno cinque i cui responsi possono essere resi esecutivi dai poteri del sistema giudiziario britannico. Sono quelle che fanno riferimento al tribunale di arbitraggio musulmano dello sceicco Faizul ul Aqtab Siddiqi e hanno sede a Londra, Birmingham, Bradford, Manchester e Nuneaton (Warwickshire), dove si trova la sede centrale. Prossimamente altre due corti saranno insediate a Edimburgo e Glasgow. Il carattere istituzionale di questi tribunali si fonda su un comma dell’Arbitration Act, una legge del 1996 che regola la materia degli arbitrati. «Abbiamo scoperto che in base all’Arbitration Act avremmo potuto emettere sentenze che sarebbero state applicate dalle corti di contea e da quelle superiori», ha spiegato Siddiqi. «La legge permette che si risolvano dispute usando tribunali alternativi. Questo metodo si chiama risoluzione alternativa di controversie, che è proprio ciò che le corti sciaraitiche significano per noi musulmani». Questi tribunali esercitano i loro poteri su casi riguardanti divorzio, successioni ereditarie, controversie finanziarie e violenze domestiche: le materie evocate nell’intervento di Rowan Williams e poi anche in quello del Lord Chief Justice Phillips of Worth Matravers, che nel luglio scorso aveva provocato un’altra alzata di scudi affermando: «Non vedo alcuna ragione per cui i princìpi della sharia, o di qualunque altro codice religioso, non dovrebbero essere la base per mediazioni e altre forme di risoluzione alternativa di controversie. È possibile in questo paese, per tutti coloro che concludono un accordo contrattuale, scegliere che l’accordo sarà governato da una legge diversa dal diritto inglese». Ed è esattamente quello che sta accadendo nel Regno Unito dall’agosto 2007: nel primo anno di funzionamento i tribunali islamici hanno passato un centinaio di sentenze su materie che vanno dai divorzi all’eredità e alle liti fra coniugi e fra vicini. In alcuni casi la sentenza si è discostata molto da quello che sarebbe avvenuto se i casi fossero stati trattati sulla base della Common Law: in una disputa a Nuneaton la proprietà di un abitante delle Midlands è stata suddivisa fra cinque eredi, tre figli e due figlie, dando ai due maschi il doppio di quello che è stato assegnato alle tre femmine. In ben sei casi di violenza domestica nei quali le donne denunciavano maltrattamenti da parte dei mariti, i giudici si sono espressi in termini estremamente miti, condannando gli uomini a seguire corsi per la gestione della rabbia e lezioni presso gli anziani della comunità. In ciascuno di questi casi le donne hanno ritirato le denunce che avevano sporto presso la polizia e quest’ultima ha cessato di indagare sui casi. (…)

Che l’estensione del campo di applicazione della sharia sia fra gli obiettivi di molti musulmani che vivono in Inghilterra appare chiaro, anche se secondo i sondaggi coloro che fra di essi auspicano questo sviluppo rappresentano solo il 40 per cento della comunità. «Anche se il taglio delle mani e dei piedi, o la fustigazione degli ubriachi e dei fornicatori sembrano orribili, una volta che sono applicate diventano un deterrente efficace per l’intera società», ha dichiarato Suhaib Hasan, giudice unico di una corte islamica di East London, in un’intervista alla Bbc. «State certi che se per una volta sola un’adultera fosse lapidata, dopo più nessuno commetterebbe questo delitto. È per questa ragione che il tasso di criminalità in Arabia Saudita è estremamente basso». I sostenitori britannici della sharia non intendono sostituirsi allo Stato: «Il diritto penale è un compito dello Stato islamico, non spetta a un’istituzione pubblica come la nostra applicarlo», spiega Hasan. «Solo un governo che crede nell’islam lo metterà in pratica. Perciò è fuori questione chiedere che la legge penale islamica sia introdotto nel Regno Unito». Semmai dovrebbe essere lo Stato britannico a rendersi conto che l’adozione integrale della sharia è nel suo interesse: «Noi offriamo il diritto penale islamico alla società britannica. Se lo accettasse, ciò andrebbe a suo vantaggio; se non lo accetta, sarà costretta a costruire un numero sempre più grande di prigioni». (R. Casadei, Tempi. Leggi tutto)


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permalink | inviato da UnpoliticallyCorrect il 9/2/2009 alle 10:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

7 febbraio 2009

«Colui che si oppone alla legge di Allah»

"Chiunque cambia la sua religione, deve essere ucciso"

Domanda:
qual è il responso riguardo qualcuno che dice "Alcune delle leggi della Shariah hanno bisogno di essere riviste, così come hanno bisogno di essere adeguate poichè non compatibili in questo tempo. Ad esempio, in materia di successione, la legge che dice che un uomo prende due volte la quota di una donna deve essere riesaminata". Qual è la sentenza riguardo qualcuno che dice una cosa di questo tipo?

Risposta:
le leggi che Allah ha fissato per i Suoi servi e che ha chiarito nel Suo Nobile Libro o per lingua del Suo Profeta (salla Allahu alayhi wa sallam) -come ad esempio le leggi di successione, le cinque preghiere quotidiane, la zakat, il digiuno e così via...che Allah ha reso chiare ai Suoi Servi e su cui la nazione musulmana (Ummah) è d'accordo- non possono essere opposte o modificate da chiunque, così come sono state fissate per essere applicate per questa nazione durante il tempo del Profeta (salla Allahu alayhi wa sallam) e dopo di lui fino a quando è stabilito il Giorno del Giudizio. Da quelle leggi è stata data preferenza (nella successione) ai bambini maschi sulle bambine femmine e ai nipoti e ai fratelli e ai fratellastri da parte del padre. Allah ha reso questo chiaro nel Suo Nobile Libro e vi è il consenso degli studiosi musulmani riguardo ciò.

E' pertanto d'obbligo agire su di essa (la legge) con fede e convinzione. Se una persona afferma che è migliore o più adatto qualcosa di diverso da ciò che la Shariah ha stabilito, allora egli è un miscredente. Allo stesso modo, chiunque dica che è lecito andare contro la Shariah è un miscredente. Questo è dovuto al fatto che egli si oppone ad Allah e al Suo Messaggero (salla Allahu alayhi wa sallam), oltre che al consenso della Ummah. Spetta al sovrano, se musulmano, chiedergli di pentirsi. Se si pente (che gli viene accettato). Se non si pente allora dovrà essere ucciso come un miscredente, un apostata dall'Islam. Questo perchè il Profeta (salla Allahu alayhi wa sallam) disse: "Chiunque cambia la sua religione, deve essere ucciso".
Riportato da Al-Bukhari, Ahmed, Abu Dawud, Al-Nasai, Al-Tirmidhi, ibn Majah. qui (Tradotto da mujahidamuslima)

«Oltre a garantire il diritto alla vita, l’Islam garantisce anche la dignità umana e la proprietà privata, basandosi su questo detto del Profeta Muhammad: «Il sangue del musulmano, la sua dignità e le sue proprietà, sono sacrosante». (…) L’Islam non è una religione arbitraria che si prefigge di costringere anche gli altri ad adottarla, anche se, per il credente, essa rappresenta la rivelazione divina finale e completa: «Non c’è costrizione nella religione, La retta via ben si distingue dall’errore…», (Corano, 2:256).  L’Islam esorta infatti ad una totale tolleranza, che include tutti gli esseri umani, e tramite la quale l’umanità è al riparo da ogni comportamento discriminatorio.» Huda

22 gennaio 2009

«Mohammed über alles»

«Un increscioso numero di sentenze sta favorendo la creazione di un mondo musulmano parallelo in Germania, ospitale verso il fondamentalismo». Così nella patria del Multikulturalismus la sharia sotterranea si è fatta largo fino alle aule dei tribunali

Richieste di divorzio rapido da parte di donne musulmane malmenate e minacciate di morte dal marito respinte perché esse dovevano sapere che il Corano concede all’uomo certe libertà; condanne miti ai padri e fratelli di ragazze vittime di “delitti d’onore” islamicamente motivati; tribunali amministrativi che sostengono il buon diritto degli immigrati musulmani di non mandare le figlie alle lezioni di educazione fisica promiscue e alle gite scolastiche, e quello dei muezzin di svegliare tutto il vicinato alle sei meno un quarto della mattina per chiamare alla preghiera.
«Un increscioso numero di sentenze sta favorendo la creazione di un mondo musulmano parallelo in Germania, ospitale verso i fondamentalisti islamici», ha scritto qualche tempo fa Der Spiegel in apertura di un reportage sull’argomento. E i fatti sembrano dare ragione al noto settimanale tedesco. (…)


L’escamotage dell’infermità mentale

(…)  Una famiglia di immigrati ha richiesto l’esenzione di una figlia dalle gite scolastiche perché l’islam proibirebbe alle ragazze di viaggiare senza essere accompagnate da un parente stretto maschio e perché l’adolescente era costantemente preoccupata di smarrire il foulard con cui si copriva il capo. I giudici hanno dato ragione alla famiglia stabilendo che le preoccupazioni della ragazza erano «assimilabili alla situazione di una persona affetta da parziale infermità mentale che, a causa della sua disabilità, può viaggiare solo con un accompagnatore».  (Tempi, R. Casadei. Leggi tutto)

20 gennaio 2009

Convertiti

La pena prevista per gli adulteri (maschi o femmine è indifferente) dipende se l'adultero è sposato o no. Se chi commette l'adulterio è celibe o nubile viene punito con 80 colpi di frusta, se chi commette adulterio è sposato\a viene punito\a con la lapidazione. Durante la lapidazione cioè la morte causata tramite il lancio di sassi contro il condannato, il reo deve essere slegato perchè come detto più volte dal nostro amato Profeta saaws, se si riesce a fuggire si ha salva la vita. Per essere puniti bisogna essere NECESSARIAMENTE o dei rei confessi oppure c'è bisogno che quattro uomini (o otto donne, oppure due donne per ogni testimone uomo mancante) possano testimoniare di aver visto i due o uno dei due compiere l'atto, cioè devono trovarli a letto nudi insieme. (...) se applicata con senno e logica la sharia è la legge perfetta. (…) Non si ama più il proprio compagno? C'è il divorzio. Nel caso maschile, si desidera un'altra donna? C'è la poligamia. Se puoi permettertelo economicamente puoi sposare un'altra donna (…) Ecco perchè dico che la sharia è la legge perfetta: se applicata come nell'esempio del nostro amato Profeta e come il Dio ci ha comandato non esiste legge più perfetta perchè è una legge divina e non è paragonabile ad una legge umana. Maria

A Maria - la convertita italiana che scriveva:  A chi ritiene la lapidazione una sofferenza, ricordo che dura 15 min al massimo. La jehenna è per sempre… decisamente non c'è differenza” - dedico questo video.

11 gennaio 2009

«Ci vedremo in piazza Dar-Al-Islam»

Intervista a Bat Ye'Or

(…)  “Da tempo viviamo in Europa in una condizione imposta da leggi straniere. Chi scrive di islam oggi in Europa è costretto a proteggersi, a nascondere la sua identità, a rinunciare alla libertà di parola, in violazione delle nostre stesse leggi. E’ un’aggressione alla quale ci rifiutiamo di rispondere, ma se andrà avanti così rischiamo di essere troppo deboli per sopravvivere a un conflitto di civiltà legato alla nostra stessa identità”. La sharia si insinua nel Vecchio continente, e non da ora Bat Ye’or.

La massa di musulmani genuflessi in ordine geometrico militante sul sagrato del Duomo di Milano o di San Petronio a Bologna sono per lei l’ultima plateale conferma della perdita di identità dell’Europa. “I musulmani agiscono in totale violazione delle leggi e dello spirito europeo. Pregano apertamente per Hamas invocando la distruzione dello stato di Israele. In principio, dopo la Shoah, in Europa nessuno ha il diritto di auspicare la scomparsa dello stato ebraico. Ma i musulmani – o meglio quegli estremisti che scendono in piazza per bruciare la stella di David e invocare Allah akbar, considerano l’Europa come Daral- Islam, come terra di sottomissione.

(…)  Davanti alla metamorfosi delle piazze europee in luogo di fede e militanza politica jihadista, la prima responsabilità dunque è dei nostri politici: “Hanno creduto che l’odio antisraeliano si sarebbe rivolto soltanto contro Israele. Non hanno capito che quell’odio, invece, era diretto contro l’occidente e avrebbe finito per distruggere la stessa Europa. Quando l’islam arriva e dice che Gesù era un profeta musulmano, come pure Abramo, Mosé, David e Salomone, e tu non puoi difenderti con le tue leggi e i tuoi principi, finisci per soccombere e accettare il tribunale della sharia come hanno fatto gli inglesi: così invece di integrare in Europa gli immigrati di religione musulmana, finisci per islamizzare l’Europa”.

(…) I politici europei sanno benissimo cosa succede, dice Bat Ye’or. “Hanno ambasciate, spie e agenti a sufficienza per conoscere la mentalità islamica molto meglio di noi, e i problemi del rigetto delle altre culture. Ma non vogliono la guerra e per evitarla, di fronte a fenomeni come il jihad e il terrorismo, l’hanno prima negata, poi si sono alleati con quelli che li volevano distruggere. Hanno preteso, come ha ammesso di recente il senatore Cossiga, che il governo italiano, ai tempi della Democrazia cristiana, collaborasse coi terroristi palestinesi. (…)

La novità in tutta questa vicenda è che, davanti all’universalismo islamico, l’ecumenismo cattolico, per una volta, risulta del tutto impotente. Lo dimostra l’ambiguità della chiesa, mentre un alto prelato paragona liberamente la striscia di Gaza a un lager nazista. “Sul piano morale questo è un punto assai importante e ha ben ragione Sandro Magister a sottolinearlo” dice Bat Ye’or. “Sono vari fattori a spiegarlo non solo l’antisemitismo, ancora molto pregnante nella chiesa, sebbene il cristianesimo debba tutto al giudaismo; ma soprattutto il fatto che la chiesa, se vuole proteggere i cristiani che vivono in paesi arabi arretrati come l’Egitto, o fanatici come la Siria e l’Iraq, è costretta a prendere le distanze da Israele. Le comunità cristiane sono molto vulnerabili: vivono in ostaggio alle masse musulmane che li odiano e sono costrette ad accettare enormi umiliazioni e sacrifici pur di restare lì. E poi, altro fattore, ci sono i beni della chiesa, monasteri, conventi, seminari, che potrebbero venir incendiati o confiscati, mentre i preti cristiani che s’aggirano disarmati fra i musulmani, sarebbero facilissimi da aggredire. Nasce da qui l’atteggiamento di conciliazione che la chiesa mostra nei confronti del mondo musulmano. In fondo, non volendo affrontarne l’ostilità islamica, anche lei come l’Europa si protegge con la politica del dialogo, che però anche ne suo caso è fatta di negazione e concessioni”.  (Il Foglio via Informazione Corretta)


(Il Giornale)

E guardate questo video. (Grazie a Dolomitengeist)


8 dicembre 2008

«Dolce epilogo di una esecuzione»

Un uomo condannato a morte in Iran è stato lasciato pendere a lungo dalla forca prima di essere deposto ancora vivo, ma con probabili danni irreversibili al cervello e alla spina dorsale, per volere dei familiari della persona che aveva ucciso. L'episodio è avvenuto domenica a Kazerun, città nel sud del Paese, secondo quanto scrive l'agenzia Irna, che titola la notizia «dolce epilogo di una esecuzione». Un epilogo arrivato però dopo che il condannato era rimasto appeso «per alcuni minuti». Un tempo sufficiente per subire danni irrimediabili. Secondo i dettami della legge islamica vigente in Iran, il condannato a morte per omicidio ha salva la vita se i familiari della vittima gli concedono il «perdono», in cambio di un risarcimento in denaro. In questo caso, evidentemente, i parenti della vittima hanno voluto assaporare la sofferenza del condannato prima di fermare l'esecuzione e intascare il denaro. (Corriere)


(Internet)

1 dicembre 2008

«Europa cristiana»

Magdi Cristiano Allam lascia dopo 35 anni il giornalismo e fonda un partito. «Ci presenteremo alle Europee del 7 giugno 2009 con il movimento 'Protagonisti per l'Europa cristiana'. Da domani inizieremo a lavorare, raccogliere firme, creare circoli in tutta Italia per darci un radicamento nel territorio». Non si tratta di un partito religioso, piuttosto un partito laico che proclama uno stato di emergenza etica in Europa e individua nella civiltà cristiana la verità storica del continente, il punto di riferimento irrinunciabile, da riscoprire e difendere. Per quanto riguarda i rapporti con l'Islam, Magdi Allam ha detto: «Noi vogliamo convivere pacificamente con i musulmani come persone, nel rispetto delle regole che valgono per tutti, ma non vogliamo essere costretti ad accettare l'islam come religione, Maometto come profeta e la Sharia come legge».


(Internet)

5 novembre 2008

Donne, islam e ipocrisia

La donna musulmana, dal punto di vista della Shari'a, la legge islamica, le cui regole generali sono comuni per ambo I sessi, e' in tutto equivalente all'uomo. "L' occidente nutre un sospetto generalizzato sulla condizione della donna musulmana, dovuto certamente anche ad una serie di malintesi, di contraddizioni e di paradossi, generati dalla mancata distinzione tra cio' che raccomanda il Corano, la sua concreta applicazione nelle diverse societa' islamiche e, infine, l'immagine che l'occidente si fa di questa condizione.  L'Islam si adatta perfettamente, e con garbo, alle naturali inclinazioni dell'animo umano, maschile e femminile. Esso non tollera coloro che sono inclini ai pregiudizi contro le donne, o che operano discriminazioni tra i sessi. La donna musulmana e' la compagna dell'uomo, in nulla inferiore a lui. L'uomo non ha potere sulla donna, tranne che nello specifico contesto delle relazioni familiari.  (Tratto da arabcomint)

La donna è sottomessa all’ uomo. Falso. La donna, così come l’ uomo, deve essere sottomessa unicamente al Creatore. E’ comunque ovvio che, se il padre o il marito di chiunque di noi, essendo davanti a Dio responsabili in primis della propria famiglia, ci suggeriscono di evitare un determinato comportamento che potrebbe nuocere a noi stesse, alla nostra famiglia, alla religione o ad altri, è bene ascoltarli (sempre nel caso che ciò che ci propongono sia in accordo con l’ Islam, perché in caso contrario, dovremmo rifiutarci di obbedire), ma questa non è sottomissione. A chiunque è capitato di ricevere dei consigli dai propri amici, e di trarre giovamento da essi, perché non accettare che questo venga fatto dagli uomini della propria famiglia? Solo per orgoglio?
Alla donna non è permesso uscire. Falso. C’ è un detto del Profeta Mohammed (pace su di lui) che, rivolgendosi alla propria moglie Sawda, dice :”Allah ti ha permesso di uscire per le tue necessità”. Quindi, la donna è libera di andare a svolgere le proprie lecite mansioni anche fuori casa. (Lucedellafede)

Domanda: Io e mia moglie usciamo per comprare cose necessarie per lei o per la casa, ed ella esce con me completamente coperta, grazie ad Allah, e non parla con nessuno dei commercianti (nei negozi o gli assistenti). Quindi, commette peccato se esce (in questo modo) o no? Per favore datemi un consiglio.
Risposta: Non c'è nulla di male se una donna esce per comprare cose necessarie al mercato se non ha nessuno che possa farlo per lei, ovviamente deve essere ben coperta e deve rimanere lontana dal mischiarsi con uomini o parlare con loro. E se ha un uomo tra i suoi mahram con lei, allora questo è ancora meglio. Ad ogni modo, se c'è qualcuno che puo' fare compere al posto suo, allora non c'è bisogno per lei di uscire e magari essere coinvolta in situazioni che creano fitnah e pericolo, specialmente al giorno d'oggi dove la fitnah è aumentata e l'umilta' e il rispetto reciproco sono diminuiti - eccetto per coloro ai quali Allah ha dimostrato la Sua Misericordia. Quindi è obbligatorio per una donna rimanere nella sua casa piu' che puo', cosi' come Egli (Subhaanahu wa Ta'aala) dice: "Rimanete con dignità nelle vostre case e non mostratevi come era costume ai tempi dell'ignoranza." [Surah Al-Ahzaab: 33] (Turntoislam – Italiano)

Leggi anche questo, questo, questo e questo (articoli in inglese). E questo articolo del Corriere

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