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Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11

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Diario | Insight |
 
Diario
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24 gennaio 2009

«Diritto, provocazione o ingenuità?»

(…) Bisogna fare chiarezza: qui non è in gioco la possibilità di esprimere il proprio sentimento religioso, anche pubblicamente. Ma si deve tenere conto che questo non può avvenire in barba alle normative vigenti, come ben sanno (ad esempio) i cattolici che devono chiedere regolari permessi per promuovere processioni o altre iniziative sul pubblico suolo. A questo proposito ricordo che la manifestazione milanese di sabato 3 gennaio non avrebbe dovuto concludersi in piazza Duomo, come è invece accaduto in violazione agli accordi presi con le forze dell’ordine. Quindi quella preghiera pubblica non era autorizzata e non doveva essere fatta. I musulmani devono capire che il principio di legalità vale per tutti.
Per quanto riguarda la pretesa di trasformare in “terra consacrata all’islam” quella su cui la comunità compie la preghiera rituale, si può osservare che essa è una convinzione diffusa nella mentalità musulmana, ma non può in alcun modo trovare cittadinanza in Occidente.
(…) Credo che ci saranno altre sortite di questo genere, che rivelano una volontà precisa di riaffermare l’”islam politico” sulla scena pubblica, come accade da tempo in Francia, in Gran Bretagna, in Germania, dove le comunità sono più radicate e organizzate che da noi. (…) [Intervista a Giorgio Paolucci, caporedattore di Avvenire, Il Sussidiario]

21 gennaio 2009

«Offensiva estremista e islam moderato»

Souad Sbai: «Quanto accaduto in Italia mai sarebbe potuto accadere nel mondo arabo, dove le manifestazioni devono essere autorizzate e dove mai si prega in strada perché considerato poco opportuno proprio dagli Imam, oltre che dalle autorità locali. (…) a pregare in strada in queste città erano le stesse persone che ogni sabato, da quando è iniziata la guerra a Gaza, si organizzavano con degli autobus per partecipare ai vari cortei pro palestinesi che si sono tenuti in Italia, in modo da far credere all'opinione pubblica che tutti i musulmani italiani condividono il loro progetto politico fondamentalista». (Il Sussidiario)



Polizia in Egitto. (M. Carrington)

12 gennaio 2009

«Milano, quindici anni fa l'altra preghiera islamica in piazza Duomo»

Le fotografie furono scattate in piazza Duomo, a Milano, il 5 marzo del 1994. Anche quel giorno - proprio come è avvenuto il 3 gennaio scorso con la preghiera ad Allah a pochi metri dal sagrato - duecento musulmani si ritrovarono a pregare davanti luogo simbolo della Chiesa ambrosiana. Inginocchiati e rivolti in direzione della Mecca, nell'ambito di una manifestazione di protesta per il massacro nella moschea di Hebron, vollero sensibilizzare in quel modo l'opinione pubblica sulla situazione del popolo palestinese e dei musulmani in Bosnia. Quindici anni dopo la storia si è ripetuta al termine di una manifestazione in cui sono state bruciate bandiere israeliane per protestare contro i bombardamenti su Gaza. E i capi delle comunità islamiche hanno chiesto scusa all'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, assicurando che un episodio del genere non si ripeterà più. (Repubblica)



Nessuna provocazione o mancanza di rispetto. Si trovavano lì per caso.



«Scenderemo ancora in piazza finché questa guerra non sarà finita. Ma quello che dicono Fini o Berlusconi non ci riguarda». Anche nominare Al Fatah e Hamas li innervosisce: «Non c’è differenza. Siamo per la Palestina e basta», spiega Abderrhim, 52 anni, uno dei più anziani del gruppo. «Ma questa guerra è una guerra contro tutto l’Islam. Lo volete capire o no? Anche gli italiani lo devono capire». Gli altri ragazzi del gruppo gli fanno segno di tacere. Due parole in arabo. Poi Mohamed si allontana scuotendo la testa. «Vogliamo solo la pace. Scrivilo. Solo la pace, hai capito?». qui

7 gennaio 2009

«Gli islamici si scusano»

MILANO - Il presidente della Casa della cultura islamica di viale Padova, Asfa Mahmoud, ha chiesto all'Arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi «un incontro per chiarire quanto è successo sabato scorso e portare le scuse», disponibile anche a coinvolgere Abdel Hamid Shaari del Centro Islamico di viale Jenner. La notizia è contenuta in un editoriale non firmato sul sito della Diocesi di Milano dal titolo «a proposito della preghiera islamica in piazza Duomo» in cui si afferma che «la preghiera aiuta l'uomo a considerare gli altri uomini come fratelli» e che «per questo la preghiera - per essere autentica - non può mai essere usata "contro" qualcuno e deve essere praticata - se pubblica - nei luoghi, nei tempi e nelle modalità opportune». (Corriere della Sera)

7 gennaio 2009

«Una cosa carina» e tante menzogne

La rabbia giustifica molto anche per Angela Lano, direttrice di Infopal, agenzia di stampa edita dall’omonima associazione che ha promosso - con altre sigle - il corteo: «La preghiera in piazza Duomo mi è parsa una cosa carina», il suo commento. qui


(Internet)

“La consapevolezza del luogo atipico c’era senz’altro, ma bisogna riflettere sul fatto che la religione islamica sia ormai un pezzo dell’identità di Milano. E invece si cerca di nascondere questo dato di fatto sotto polemiche incendiarie ed irresponsabili”. Così farnetica tal Luciano Mulbhauer. (…) [L’Occidentale]


«Nel furore delle immagini ci perdono solo i bambini»


Le bombe sui bambini. Sparano sui bambini. Muoiono i bambini. Basta raccontarlo così, questo girone infernale chiamato Gaza, per imporre subito l’inevitabile scelta di campo: chiunque abbia un minimo di sensibilità umana, fosse anche l’ultimo residuo, non può che stare dalla parte dei bambini. Cioè dei palestinesi. (…) Come tutte le guerre, anche questa andrebbe raccontata con molto rigore, addentrando in profondità le sonde del sistema informativo mondiale, con il suo imponente apparato di antenne, telecamere e computer, con il suo affollato seguito di reporter variamente affidabile e talvolta anche variamente vanitoso. In questo caso non è così. Non è possibile. Nella Striscia di Gaza non è consentito l’accesso ai testimoni dell’informazione. Salvo pochissimi casi scelti e graditi. (…)

Qui fuori, dove possiamo solo registrare e diffondere quello che dentro Gaza scelgono di registrare e diffondere, facciamo una dannata fatica a raccontare e a comprendere. La corsa alla verità, ai confusi e inafferrabili brandelli di verità, sta diventando ogni giorno più affannosa. Quasi parossistica. Con alcuni effetti collaterali abbastanza assurdi: l’altra sera, la televisione pubblica francese “France 2” ha mandato in onda immagini raccapriccianti di vittime palestinesi, presentandole in buona fede come risultato dell’ennesimo bombardamento israeliano. Il giorno dopo, però, un sito Internet ha svelato come fossero immagini vecchie di almeno un anno: si riferivano all’esplosione di un camion carico di razzi, episodio interno tutto di marca Hamas. “France 2” ha chiesto scusa con un certo imbarazzo. (Leggi tutto. C. Gatti, il Giornale)

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