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Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11

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Diario | Insight |
 
Diario
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31 luglio 2009

La polizia egiziana spara contro gli immigrati

La polizia egiziana ha sempre di più il grilletto facile contro gli immigrati che cercano di entrare in Israele dai suoi confini. (…) Da maggio gli egiziani hanno ucciso sei immigrati africani alla frontiera con Israele, dopo sei mesi di relativa tranquillità, aumentando la violenza in risposta all'aumento del traffico di esseri umani attraverso l'Egitto. (…)  L'Egitto teme che un flusso senza controllo di migranti al suo confine strategico del Sinai possa rappresentare una minaccia alla sicurezza in un'area in cui già è preoccupata per le incursioni dei fondamentalisti islamici che ogni tanto trovano rifugio nella zona montuosa e isolata. (…) La polizia egiziana ha notato un aumento nel numero di africani che cercano di penetrare in Israele e hanno ripreso a sparare per porre fine al flusso di migranti. Praticamente tutti i giorni ci sono notizie di arresti alla frontiera.  qui


E saremmo noi i razzisti e gli xenofobi?

3 giugno 2009

Obama

«Democrazia, stato di diritto, libertà d’espressione e di religione non sono solo princìpi dell’Occidente sono princìpi universali che possono venir abbracciati dai Paesi musulmani.»

Gli Stati Uniti sono "uno dei Paesi musulmani più grandi del mondo". La battuta è di Barack Obama, pronunciata dal presidente americano a poche ore dal viaggio che lo porterà al Cairo, da dove parlerà ai credenti dell'Islam. (….) "uno dei punti che voglio affermare è che, se si tiene conto dei credenti americani, siamo una delle nazioni musulmane più grandi del mondo". Secondo una stima del 2007 i musulmani negli Stati Uniti sono lo 0,6% della popolazione adulta, in termini assoluti circa 1,4 milioni. Agi


15 maggio 2009

Cristianofobia

(…) Come dicono i solidaristi nostrani? Razzista è il governo italiano che respinge i clandestini. Infatti, dalle Filippine al Ciad, dalla Somalia all’Egitto (dove a milioni di cristiani copti vengono sequestrati e abbattuti gli animali da cortile, negando così ai poveri dei poveri, con la scusa della febbre suina, ogni possibilità di sussistenza), chi non si adegua alla pratica dell’apartheid coranico è un clandestino, un apostata, un paria. Uno dei maggiori islamologi viventi, Samir Khalil Samir, ha ricordato su questo giornale che nel mondo musulmano i progressi economici e scientifici (così come l’integrazione religiosa e sociale) si arrestarono improvvisamente attorno all’anno Mille, allorché gli indici demografici della tribù di Maometto sopravanzarono quelli delle tribù di Mosè e di Gesù. Mille anni dopo siamo di nuovo in quei flutti che minacciano cambiamenti non solo climatici. Il mondo sarebbe in preda all’“islamofobia” come sostiene l’ineffabile segretario delle Nazioni Unite? Chissà. A noi pare piuttosto che oggi il problema del mondo sia la cristianofobia. Ma attenzione (e ricordiamolo quando andremo a votare per l’Europa e tutto il resto): là dove non c’è libertà per i cristiani non ci sarà libertà per nessuno. Là dove i cristiani sono perseguitati sarà perseguitato ogni essere umano. Tempi

30 aprile 2009

«Un'ora di nuoto per le islamiche»

Idea della Diocesi

A Bergamo, le donne di fede musulmana potranno godere di un "benefit" particolare: un'ora di nuoto in piscina ogni giovedì mattina tutta per loro, al di fuori dagli sguardi indiscreti degli uomini. L'iniziativa è dell'impianto Siloe di proprietà della Diocesi. Esulta la promotrice del progetto, Maida Ziarati, iraniana con laurea a Londra che si compiace per questo passo verso l'integrazione. Ma c'è già chi parla di ghettizzazione. La piscina, come riferisce il Corriere della Sera, è frequentata da tunisine, marocchine, iraniane, egiziane e italiane che hanno abbracciato l'islam. Queste donne, per un'ora la settimana, possono immergersi senza abiti tradizionali indisturbate. L 'iniziativa, salutata come un modo per avvicinare la cultura mediorientale alla nostra, assume un significato particolare mentre, in contemporanea, nel Paese d'origine di alcune di queste donne, l'Arabia Saudita, le autorità politiche stanno conducendo una campagna contro le palestre femminili private considerate offensive per il comune senso del pudore islamico. (Tgcom)



Questo, invece, è ciò che accade nei Paesi islamici: «Convertita dall'Islam torturata e violentata in Egitto»

(AINA) -- Martha Samuel, una Musulmana Egiziana convertita al Cristianesimo 5 anni fa, è stata arrestata all'aeroporto del Cairo Mercoledì mentre lei e suo marito e i loro due figli (di 4 e 2 anni) stavano partendo per la Russia. Il suo nome era sulla lista di osservazione delle persone a cui è proibito lasciare il paese.
Il Ministro di Cristo Egiziano [una carica fittizia, non facente parte del governo - Ndr] ha riportato che Martha Samuel è stata fatta oggetto di abusi sessuali da parte di ufficiali della polizia Egiziana alla stazione di El-Nozha oltre che da membri dell'ufficio di Sicurezza Nazionale in Heliopolis. E' stata anche picchiata e torturata nel tentativo di costringerla a tornare all'Islam. La polizia ha promesso di rilasciarla se lei ritornerà all'Islam.
Martha Samuel ed i suoi figli, che sono anch'essi sotto arresto, sarà stata trasferita dagli uffici della Sicurezza Nazionale in Heliopolis alla prigione di Al-Qanater dopo aver visitato il "giudice del rinnovo." I bambini sono mantenuti privi di cibo per esercitare ulteriore pressione sulla madre al fine di costringerla a tornare all'Islam. Fadl Thabet, il marito di Martha, è stato portato negli uffici della Sicurezza Nazionale in Alessandria (Distretto di Somoha).
Martha Samuel, il cui nome originale è Zainab Said Abdel-Aziz, e la sua famiglia stavano cercando di trasferirsi in Russia usando un passaporto recante il suo nome Cristiano, per cercare di scappare alla continua persecuzione da parte della polizia Egiziana e della sua stessa famiglia, che cerca di ucciderla da 5 anni a seguito della sua conversione. (ItalianFaithfreedom)

31 marzo 2009

«E alla Nato bocciano il premier danese che difende la libertà»

(…) La Turchia, uno dei ventisei membri dell'Alleanza atlantica, ha detto chiaramente il premier Recep Tayyip Erdogan, è stata esplicitamente invitata dagli altri Paesi musulmani a boicottare la nomina del primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen. «Il mio partito ha dei valori e io non posso contraddirli - ha detto Erdogan alla televisone NTV a margine di una telefonata all'omologo di Copenaghen per spiegare il suo punto di vista -. E ho ricevuto chiamate dai leader degli altri Paesi islamici che mi hanno chiesto di bloccare la sua nomina». L'unica colpa di Rasmussen, nome su cui tutta l'Europa è d'accordo e su cui convergono anche gli Usa, che inizialmente puntavano sul ministro della Difesa del Canada, è di aver difeso la libertà di stampa. Perché, al centro delle proteste turche e degli altri Stati di religione islamica, c'è ancora la «crisi» delle vignette satiriche sul profeta Maometto comparse su un giornale danese il 30 settembre 2005. (Il Giornale)

12 dicembre 2008

«Come se non fossi umano»

(…) Il trattamento dei collaboratori domestici nei Paesi del Golfo è un argomento assai controverso. Dal 2005, da quando il regno saudita è guidato dal sovrano Abdullah e la libertà di stampa è un po’ migliorata, i giornali quotidianamente si occupano della questione, riportando storie agghiaccianti di abusi su colf e assistenti. Parlano di violenze, sevizie e a volte di omicidi. Un diplomatico filippino ha recentemente dichiarato al Washington Post, chiedendo di rimanere anonimo, che sono decine le donne filippine che ogni giorno arrivano al consolato di Riad e si lamentano di non aver ricevuto lo stipendio. Su una popolazione di quasi 28 milioni, tra i 6 e gli 8 milioni di abitanti in Arabia Saudita sono lavoratori in arrivo soprattutto da Paesi asiatici: Filippine, Bangladesh, Pakistan, Nepal. A giugno, l’organizzazione internazionale per i diritti umani Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto sul trattamento dei collaboratori domestici nel Golfo: «Come se non fossi umano», era il titolo del documento che parla di seri abusi e di «condizioni da schiavitù».  (Il Giornale)

Maid abuse in the Middle East

(The New York Times)

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