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Diario | Insight |
 
Diario
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27 luglio 2009

«Niente più cittadinanza con le nozze»

A Milano un matrimonio misto su due è fasullo. Souad Sbai, lei che cosa ne pensa?
«Sono convinta che ce ne siano anche di più. (...) Dare documenti importanti come la cittadinanza attraverso il matrimonio è sbagliato».
Lei cosa propone?
«La cittadinanza è un diritto acquisito che deve essere sottoposto a maggiori esami. L’iter non può essere vanificato da un matrimonio truffa. E non bisogna avere paura di revocarlo se la persona non lo merita. Non dimentichiamo che l’attentato terroristico in Spagna è stato fatto da immigrati in regola con i documenti».
Cosa si guadagna a sposare un cittadino italiano o dell’Unione Europea?
«Non solo la cittadinanza. Il peggio viene dopo. Basti pensare al sistema del ricongiungimento familiare. La legge italiana permette ad un cittadino italiano di chiedere il ricongiungimento familiare fino alla quarta generazione: un’esagerazione. Ma non solo. I familiari che arrivano in Italia hanno diritto alla pensione minima. (…) La maggior parte sono uomini del Nord Africa».
Senza aver mai lavorato?
«Esattamente. Senza aver mai lavorato in Italia nemmeno per un giorno. Basta avere la carta di soggiorno e l’età per la pensione. Arrivano in Italia per un breve periodo, chiedono la pensione e poi tornano nei loro Paesi d’origine. E 500 euro in Africa è una somma importante. Aberrante se si pensa che all’origine di tutto questo c’è una truffa». qui

27 maggio 2009

Buon senso

Roberto Cota: «Non e' accettabile che un Paese del Nord Africa dia 2 milioni di euro per una nuova grande moschea da costruire a Torino, invece di impiegare quel denaro per la lotta alla povertà della propria gente, ovvero il modo migliore per stroncare l'invasione di clandestini nel nostro Paese. La Lega Nord non ci sta a subire la doppia invasione: prima di clandestini e poi dell'islamizzazione della nostra società». qui

2 marzo 2009

La realtà dei matrimoni misti

Non solo divorzi, ma anche violenze fisiche e psicologiche. La realtà dei matrimoni misti, dove otto su dieci finiscono con un addio dopo cinque anni di convivenza, è spesso triste e disperata. Lo conferma il presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani. «Nell’80 per cento dei casi riscontriamo violenze, abusi e pressioni pesantissime».
Una sorta di mobbing familiare, avvocato?
«Esattamente. E negli ultimi anni assistiamo a una recrudescenza di queste violenze soprattutto da parte dei mariti stranieri sulle mogli italiane».
Quali sono i matrimoni misti più fallimentari?
«Quelli tra italiane e nord africani, ma anche mediorientali come i libanesi».
Come vive la moglie?
«Molto male. La differenza culturale crea fratture profonde. Questi mariti fanno pressioni sulle mogli per farle convertire all’Islam. Vogliono la donna supina nelle decisioni maritali, perché è bagaglio culturale degli islamici. Le impediscono di frequentare altri italiani, perché li ritengono indegni».
Allungano le mani sulle mogli?
«Spesso le picchiano, ma la violenza per fortuna non sfocia quasi mai nella tragedia».
Come educano i figli?
«Impongono modelli educativi islamici, non gli fanno frequentare i coetanei italiani, non permettono loro di avere un fidanzato. E se la moglie non è d’accordo scattano le minacce».
Che tipo di minacce?
«Di sottrarre i bambini e portarli nel paese d’origine».
Legalmente perché è possibile?
«Perché la Convenzione dell’Aia non è stata ratificata dai paesi del Nord Africa, Egitto compreso. Così, se il padre si porta via i bambini, le possibilità di intervento di un legale sono nulle. Solo la politica può sbloccare situazioni personali quando si riescono ad individuare i bambini».
Perché queste donne italiane scelgono l’uomo islamico?
«Per il gusto della novità o per difficoltà di trovare un partner. Non dimentichiamo che i matrimoni tra italiani sono diminuiti del 30%. Comunque non c’è una grande informazione su questi matrimoni e la cultura buonista degli ultimi anni non ha focalizzato i limiti dei legami misti».
E poi dopo le nozze civili saltano fuori i difetti.
«Un tunisino, per esempio, aveva distribuito le chiavi dell’appartamento a tutti i parenti che potevano entrare nella casa coniugale quando volevano: mangiavano, dormivano, bivaccavano e se ne andavano senza neppure pulire. Ma la moglie italiana ha sopportato tutto questo per suo figlio, perché il marito minacciava di portarselo in Tunisia». (Il Giornale)

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