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Diario | Insight |
 
Diario
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23 aprile 2009

L'islam in Italia

(…) C’è tuttavia preghiera e preghiera. Ed è stata una lettera, scritta da un tale Benassereddine, autodefinitosi «cittadino musulmano che vive a Torino» e pubblicata ieri sul quotidiano leghista La Padania, ad accendere una pacifica miccia. «Ho contatti con tutte le moschee di Torino e le frequento per avere un imam che mi guidi nella mia vita di fede, ma purtroppo le prediche sono rivolte contro i cristiani. Per esempio il vostro Papa viene additato come il capo dei demoni», scrive Benassereddine che poi aggiunge come «purtroppo nelle preghiere del venerdì e nelle serate del sabato e domenica invece di trovare pace e serenità sento solo parole di odio per le altre culture, inni allo Jihad, raccolte di fondi per Hamas». (…) «come tanti sanno meglio di me, questi imam si arricchiscono con le raccolte di fondi nelle moschee e attraverso associazioni benefiche». Raccolte che «invece di arrivare ai poveri e ai malati in Africa, finiscono nelle loro tasche». O in quelle del terrorismo internazionale. qui

 

22 aprile 2009

«I soldi del Comune per la moschea»

(… ) Chi guarda con favore al progetto di un nuovo centro islamico con imam formati dal governo marocchino e finanziato dal ministero degli Affari religiosi di Rabat è il sindaco Sergio Chiamparino, che si augura un rapido intervento del ministero degli Interni. «Ci aspettiamo dal ministro Maroni un incoraggiamento a intraprendere questa strada. A maggior ragione visto che la libertà di culto è sancita dalla nostra Costituzione. E ci aspettiamo lo stesso segnale dalle altre comunità religiose. In Marocco, accanto alle moschee, sono stati costruiti edifici dedicati ad altri culti. Sarebbe quindi una situazione reciproca. qui

E a proposito di moschee: «Non parlare al telefono, vediamoci in moschea». A parlare in questo modo, in una conversazione intercettata dai carabinieri del Ros, era tal Mohamed Ben Alì, imprenditore magrebino finito in manette con altri complici circa quattro anni fa per una vicenda di falsi permessi di soggiorno, di assunzioni taroccate presso aziende compiacenti di clandestini e forse anche di personaggi legati al mondo del fondamentalismo islamico. Ben Alì, svelarono all’epoca i militari del Ros, era solito concludere i propri affari in moschea. (…) qui

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