.
Annunci online

 
UnpoliticallyCorrect 
Men never do evil so completely and cheerfully as when they do it from religious conviction
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Magdi Allam
memri
Daniel Pipes
Faith Freedom
Prophetofdoom
jihadwatch
tocqueville
Beppe
Islaminitsownwords
Corriere Della Sera
littlegreenfootballs
NeilDoyle
Victims of Saddam's Regime
PartigianoWilliam
Apostates of islam
victims of jihad
Il Lupo
barbara
SauraPlesio
IlCialtrone
kiki-e
Puffolottiaccident
Dolomitengeist
Milleeunadonna
Iostoconoriana
FranceEchos
Free Translation
  cerca

Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11

free counters


 

Diario | Insight |
 
Diario
1visite.

22 luglio 2009

«Metrò Milano, si al ricorso di un immigrato»

Il Tribunale del lavoro di Milano ha parzialmente accolto il ricorso del marocchino Mohamed Hailoua, che lamentava di non poter essere assunto dall'Atm, l'Azienda di trasporti milanese, a causa di un regio decreto del 1931 che prevede l'obbligo di cittadinanza italiana o europea per poter lavorare nel trasporto pubblico. I giudici hanno ordinato all'azienda milanese di "rimuovere la richiesta di cittadinanza italiana o europea tra i requisiti per l'assunzione". qui

Il decreto regio 148 del 1931 prescrive che possa lavorare nelle aziende dei trasporti pubblici locali chi dimostri di «essere cittadino dello Stato italiano; avere superato, al momento dell’assunzione in prova, il diciottesimo anno di età e non avere oltrepassati i trent’anni per i servizi attivi ed i trentacinque per gli altri servizi; avere tenuto sempre buona condotta morale, civile, militare e politica; essere dotato di sana e robusta costituzione e di possedere l’attitudine ed i requisiti fisici».

(…) Il 64,7% nega che gli immigrati tolgano il lavoro agli italiani, l´82% sostiene che tra loro c´è molta gente onesta che ha voglia di lavorare, il 67,9% pensa che gli immigrati sono assai spesso vittima di falsi pregiudizi e discriminazioni. Ma il 69% chiede che nelle graduatorie pubbliche per case popolari e servizi sociali gli italiani siano favoriti. qui

5 maggio 2009

Immigrazione

«Salta la norma sui “presidi–spia”»

Dopo i dubbi espressi dal presidente della Camera Gianfranco Fini, la maggioranza fa dietrofront sui «presidi-spia». Al termine di una riunione fiume di maggioranza, il ministro la Russa ha infatti annunciato come cambierà il disegno di legge sulla sicurezza ora all'esame dell'Aula della Camera. «Per iscriversi alla scuola dell'obbligo non sarà necessario presentare il permesso di soggiorno. Pertanto i presidi non potranno sapere se la famiglia dello studente è clandestina e non potranno fare la spia». qui

Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc: (…) Ora Fini prenda il coraggio a due mani e chieda al governo l'unica cosa vera da fare, e cioè la cancellazione del reato di immigrazione clandestina, una vera assurdità.

Troppi immigrati, in città dilaga la tubercolosi

Con 300 nuovi infetti all’anno, Milano si aggiudica il triste primato dei casi di tubercolosi in Italia. Motivo? La massiccia presenza di immigrati: il 70 per cento degli ammalati, infatti, è di nazionalità straniera. (Libero)

22 aprile 2009

«Non vogliono entrare nel programma, vogliono la casa»

(…) Il Comune di Milano ha offerto una soluzione alle centinaia di immigrati. Lo ha detto l’assessore comunale alle politiche sociali Mariolina Moioli, che stamani ha partecipato a un incontro con una delegazione degli immigrati. "Ho offerto l’accoglienza subito in centri del Comune per le donne e i bambini (una ventina, ndr) e per quelli che non sono ancora inseriti nel programma di protezione per i richiedenti aiuto umanitario - ha spiegato la Moioli -. Per gli altri ho proposto l’inserimento nel programma, che prevede sei mesi a carico delle istituzioni durante i quali si impara l’italiano e si apprende un mestiere". Secondo l’assessore comunale, i rappresentanti degli immigrati hanno rifiutato l’offerta "perché in realtà molti di loro non vogliono entrare nel programma, ma vogliono la casa per poi andarsene in Germania o in Inghilterra". "Tra loro non ci sono solo richiedenti asilo o aiuto umanitario da poco in Italia, ma anche gente che è qui da cinque anni - ha aggiunto l’ assessore. qui

De Corato ha aggiunto che il Comune ha offerto ospitalità ai presunti rifugiati, ma da loro è arrivato un rifiuto. «Milano di certo non può essere il ricettacolo per tutti coloro che sbarcano in Italia. Né può correre dietro a comitive di manifestanti che girovagano per la città pronti a provocare nuove tensioni. Se qualcuno pensa che qui, dove già si spendono 8 milioni all'anno per dare ospitalità a 300 asilanti, sia il Paese di Bengodi, stiamo freschi», conclude il vicesindaco. qui


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. milano immigrazione

permalink | inviato da UnpoliticallyCorrect il 22/4/2009 alle 11:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

12 gennaio 2009

«Milano, quindici anni fa l'altra preghiera islamica in piazza Duomo»

Le fotografie furono scattate in piazza Duomo, a Milano, il 5 marzo del 1994. Anche quel giorno - proprio come è avvenuto il 3 gennaio scorso con la preghiera ad Allah a pochi metri dal sagrato - duecento musulmani si ritrovarono a pregare davanti luogo simbolo della Chiesa ambrosiana. Inginocchiati e rivolti in direzione della Mecca, nell'ambito di una manifestazione di protesta per il massacro nella moschea di Hebron, vollero sensibilizzare in quel modo l'opinione pubblica sulla situazione del popolo palestinese e dei musulmani in Bosnia. Quindici anni dopo la storia si è ripetuta al termine di una manifestazione in cui sono state bruciate bandiere israeliane per protestare contro i bombardamenti su Gaza. E i capi delle comunità islamiche hanno chiesto scusa all'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, assicurando che un episodio del genere non si ripeterà più. (Repubblica)



Nessuna provocazione o mancanza di rispetto. Si trovavano lì per caso.



«Scenderemo ancora in piazza finché questa guerra non sarà finita. Ma quello che dicono Fini o Berlusconi non ci riguarda». Anche nominare Al Fatah e Hamas li innervosisce: «Non c’è differenza. Siamo per la Palestina e basta», spiega Abderrhim, 52 anni, uno dei più anziani del gruppo. «Ma questa guerra è una guerra contro tutto l’Islam. Lo volete capire o no? Anche gli italiani lo devono capire». Gli altri ragazzi del gruppo gli fanno segno di tacere. Due parole in arabo. Poi Mohamed si allontana scuotendo la testa. «Vogliamo solo la pace. Scrivilo. Solo la pace, hai capito?». qui

11 gennaio 2009

«Ci vedremo in piazza Dar-Al-Islam»

Intervista a Bat Ye'Or

(…)  “Da tempo viviamo in Europa in una condizione imposta da leggi straniere. Chi scrive di islam oggi in Europa è costretto a proteggersi, a nascondere la sua identità, a rinunciare alla libertà di parola, in violazione delle nostre stesse leggi. E’ un’aggressione alla quale ci rifiutiamo di rispondere, ma se andrà avanti così rischiamo di essere troppo deboli per sopravvivere a un conflitto di civiltà legato alla nostra stessa identità”. La sharia si insinua nel Vecchio continente, e non da ora Bat Ye’or.

La massa di musulmani genuflessi in ordine geometrico militante sul sagrato del Duomo di Milano o di San Petronio a Bologna sono per lei l’ultima plateale conferma della perdita di identità dell’Europa. “I musulmani agiscono in totale violazione delle leggi e dello spirito europeo. Pregano apertamente per Hamas invocando la distruzione dello stato di Israele. In principio, dopo la Shoah, in Europa nessuno ha il diritto di auspicare la scomparsa dello stato ebraico. Ma i musulmani – o meglio quegli estremisti che scendono in piazza per bruciare la stella di David e invocare Allah akbar, considerano l’Europa come Daral- Islam, come terra di sottomissione.

(…)  Davanti alla metamorfosi delle piazze europee in luogo di fede e militanza politica jihadista, la prima responsabilità dunque è dei nostri politici: “Hanno creduto che l’odio antisraeliano si sarebbe rivolto soltanto contro Israele. Non hanno capito che quell’odio, invece, era diretto contro l’occidente e avrebbe finito per distruggere la stessa Europa. Quando l’islam arriva e dice che Gesù era un profeta musulmano, come pure Abramo, Mosé, David e Salomone, e tu non puoi difenderti con le tue leggi e i tuoi principi, finisci per soccombere e accettare il tribunale della sharia come hanno fatto gli inglesi: così invece di integrare in Europa gli immigrati di religione musulmana, finisci per islamizzare l’Europa”.

(…) I politici europei sanno benissimo cosa succede, dice Bat Ye’or. “Hanno ambasciate, spie e agenti a sufficienza per conoscere la mentalità islamica molto meglio di noi, e i problemi del rigetto delle altre culture. Ma non vogliono la guerra e per evitarla, di fronte a fenomeni come il jihad e il terrorismo, l’hanno prima negata, poi si sono alleati con quelli che li volevano distruggere. Hanno preteso, come ha ammesso di recente il senatore Cossiga, che il governo italiano, ai tempi della Democrazia cristiana, collaborasse coi terroristi palestinesi. (…)

La novità in tutta questa vicenda è che, davanti all’universalismo islamico, l’ecumenismo cattolico, per una volta, risulta del tutto impotente. Lo dimostra l’ambiguità della chiesa, mentre un alto prelato paragona liberamente la striscia di Gaza a un lager nazista. “Sul piano morale questo è un punto assai importante e ha ben ragione Sandro Magister a sottolinearlo” dice Bat Ye’or. “Sono vari fattori a spiegarlo non solo l’antisemitismo, ancora molto pregnante nella chiesa, sebbene il cristianesimo debba tutto al giudaismo; ma soprattutto il fatto che la chiesa, se vuole proteggere i cristiani che vivono in paesi arabi arretrati come l’Egitto, o fanatici come la Siria e l’Iraq, è costretta a prendere le distanze da Israele. Le comunità cristiane sono molto vulnerabili: vivono in ostaggio alle masse musulmane che li odiano e sono costrette ad accettare enormi umiliazioni e sacrifici pur di restare lì. E poi, altro fattore, ci sono i beni della chiesa, monasteri, conventi, seminari, che potrebbero venir incendiati o confiscati, mentre i preti cristiani che s’aggirano disarmati fra i musulmani, sarebbero facilissimi da aggredire. Nasce da qui l’atteggiamento di conciliazione che la chiesa mostra nei confronti del mondo musulmano. In fondo, non volendo affrontarne l’ostilità islamica, anche lei come l’Europa si protegge con la politica del dialogo, che però anche ne suo caso è fatta di negazione e concessioni”.  (Il Foglio via Informazione Corretta)


(Il Giornale)

E guardate questo video. (Grazie a Dolomitengeist)


9 gennaio 2009

«La preghiera islamica è sempre politica»

«Viste da New York, Milano e Bologna ormai sono perdute»

“La preghiera islamica davanti al Duomo e a San Petronio equivale al messaggio ‘noi musulmani stiamo vincendo’”. Così Franco Zerlenga, che ha insegnato Storia dell’islam alla New York University, commenta le foto delle adunate di sabato. “In Europa – spiega – abbiamo creato un mostro senza saperlo. Per gli islamici si tratta sempre di una conquista. I musulmani arrivati dalle ex colonie inglesi cercavano di adattarsi alla nuova realtà, ma i loro figli, negli ultimi vent’anni, attraverso le scuole islamiche, sono cresciuti con la volontà di riportare tutto come era al principio, quando Maometto era capo di stato. Spesso gli europei hanno agito con codardia, mentre gli islamici dichiarano apertamente da che parte stanno. Contro Israele”. Per Zerlenga non esiste un islam politico e uno religioso, così come non esiste l’emigrazione islamica: “Contrariamente a quanto scritto da Gad Lerner su Repubblica, è semplicemente il primo passo del jihad. L’islam si sposta in un altro paese per dominarlo”.

Proprio come fece Maometto. L’integrazione è così finta che non esistono nemmeno i musulmani italiani: “Parlano italiano, ma la loro fedeltà è soltanto all’umma, la comunità politica dei credenti musulmani”. Nel paventare la possibilità di un dialogo interreligioso fra le due fedi monoteiste – smentito da Benedetto XVI –  si sprecano i paralleli fra il Dio della religione cristiana e quello islamico. Che però non reggono, perché “Allah chiede la sottomissione degli infedeli”. A mancare, nel rapporto fra cristianesimo e islam, è la reciprocità. “Non esiste perché gli islamici si ritengono superiori. E hanno usato le stesse modalità per secoli: arrivano, conquistano e dominano. Per questo Joaquìn Navarro Valls sbaglia a sostenere che la preghiera musulmana davanti alle chiese rappresenta la nostra libertà”. Quello lanciato all’ombra della Madonnina è un messaggio più forte del raccoglimento religioso perché la preghiera islamica è sempre politica: “La moschea non è soltanto un luogo di preghiera, ma di attività politica. I musulmani conquistano gli spazi pubblici per motivi politici. Contrariamente a quanto sta accadendo alla cultura occidentale, i musulmani sono semplicemente coerenti con la loro identità, quella sancita dal Corano. Per questo gli islamici non potranno mai accettare il nostro quinto comandamento, ‘Non uccidere’”.

Secondo Zerlenga quella che accetta incondizionatamente le manifestazioni altrui è una concezione sbagliata del liberalismo. “Garantire agli islamici la libertà – dice – come suggerisce l’ex portavoce di Giovanni Paolo II non significa permettere loro di voler distruggere Israele. La tolleranza può esistere soltanto fra due elementi che stanno sullo stesso piano. Mentre l’islam non considera Israele e l’occidente al suo stesso livello. Quando Navarro Valls parla dei ‘mezzi espressivi’ usati dai fedeli islamici per esprimere il loro dissenso dimentica che non tutte le espressioni sono uguali, anche se si utilizzano modalità democratiche. Una manifestazione antisemita resta tale”. Così come sbaglia a considerare un segnale positivo l’abbigliamento occidentale dei fedeli islamici in preghiera. “La dissimulazione – spiega – è l’unico tipo di integrazione dei musulmani in Europa”. (Il Foglio)





qui

7 gennaio 2009

«Una cosa carina» e tante menzogne

La rabbia giustifica molto anche per Angela Lano, direttrice di Infopal, agenzia di stampa edita dall’omonima associazione che ha promosso - con altre sigle - il corteo: «La preghiera in piazza Duomo mi è parsa una cosa carina», il suo commento. qui


(Internet)

“La consapevolezza del luogo atipico c’era senz’altro, ma bisogna riflettere sul fatto che la religione islamica sia ormai un pezzo dell’identità di Milano. E invece si cerca di nascondere questo dato di fatto sotto polemiche incendiarie ed irresponsabili”. Così farnetica tal Luciano Mulbhauer. (…) [L’Occidentale]


«Nel furore delle immagini ci perdono solo i bambini»


Le bombe sui bambini. Sparano sui bambini. Muoiono i bambini. Basta raccontarlo così, questo girone infernale chiamato Gaza, per imporre subito l’inevitabile scelta di campo: chiunque abbia un minimo di sensibilità umana, fosse anche l’ultimo residuo, non può che stare dalla parte dei bambini. Cioè dei palestinesi. (…) Come tutte le guerre, anche questa andrebbe raccontata con molto rigore, addentrando in profondità le sonde del sistema informativo mondiale, con il suo imponente apparato di antenne, telecamere e computer, con il suo affollato seguito di reporter variamente affidabile e talvolta anche variamente vanitoso. In questo caso non è così. Non è possibile. Nella Striscia di Gaza non è consentito l’accesso ai testimoni dell’informazione. Salvo pochissimi casi scelti e graditi. (…)

Qui fuori, dove possiamo solo registrare e diffondere quello che dentro Gaza scelgono di registrare e diffondere, facciamo una dannata fatica a raccontare e a comprendere. La corsa alla verità, ai confusi e inafferrabili brandelli di verità, sta diventando ogni giorno più affannosa. Quasi parossistica. Con alcuni effetti collaterali abbastanza assurdi: l’altra sera, la televisione pubblica francese “France 2” ha mandato in onda immagini raccapriccianti di vittime palestinesi, presentandole in buona fede come risultato dell’ennesimo bombardamento israeliano. Il giorno dopo, però, un sito Internet ha svelato come fossero immagini vecchie di almeno un anno: si riferivano all’esplosione di un camion carico di razzi, episodio interno tutto di marca Hamas. “France 2” ha chiesto scusa con un certo imbarazzo. (Leggi tutto. C. Gatti, il Giornale)

6 dicembre 2008

Ancora sulle moschee

(ASCA) - Roma, 6 dic - Il senatore a vita Francesco Cossiga non condivide la presa di posizione dell'arcivescovo di Milano cardinale Dionigi Tettamanzi favorevole alla realizzazione di piccole moschee in ogni quartiere di Milano. E il suo dissenso Cossiga lo affida ad una lettera aperta dal tono fortemente sarcastico. La lettera

«Tettamanzi: dialogo senza sospetti»

Milano, 5 dic. (Apcom) - Aprirsi al dialogo con l'Islam abbandonando un atteggiamento sospettoso nei confronti dei fedeli. E' questo l'augurio che il cardinale Dionigi Tettamanzi lancia dall'altare del Duomo dove questa sera ha pronunciato il suo tradizionale discorso alla città in occasione delle celebrazioni per il patrono Sant'Ambrogio. "Spesso sentiamo dire che 'l'Islam disprezza le altre religioni ed i loro credenti, non ha il senso dello Stato tipico della tradizione occidentale, non accetta il principio della laicità, è fanatico, strumentalizza la fede per finalità distorte o criminose, non usa la ragione come mezzo nel confronto e nella discussione con i popoli, schiavizza le donne'. Sì, ma intanto il dialogo, anzitutto culturale, va incominciato. Singoli gesti e atteggiamenti, per quanto gravi e da deprecare con forza, non siano occasione per guardare con sospetto ed accusare tutti gli appartenenti ad una religione". Il cardinale replica anche a chi "obietta che per un vero dialogo occorre una disponibilità reciproca". "E' pur necessario che almeno uno inizi - dice - cerchi l'incontro, stabilisca una relazione. Il tutto con pazienza, fiducia, onestà intellettuale, rispetto della libertà dell'altro, capacità di ascolto, e lasciando che il tempo faccia crescere quanto di buono è stato seminato".

sfoglia
giugno        agosto