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Diario | Insight |
 
Diario
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14 luglio 2009

Convertiti

"Non raccomando di sposare le donne non Musulmane!"

Per quanto riguarda sposare gli adoratori di idoli o i comunisti allora non è permesso, non è nemmeno permesso sposare i Buddisti.

Per quanto riguarda le donne del libro (Ebree e Cristiane) che sono caste e che sono note per la loro castità, astinenza e virtù e sono lontane da tutti i mezzi di fornicazione e sono illibate e non corrotte, allora è consentito all'uomo Musulmano sposare la donna casta e incontaminata dalla gente del libro. Pertanto le donne caste dalla Gente del Libro è consentito sposarle. E la donna casta è la donna libera e pura e incontaminata e nota per la sua castità (che non ha ragazzi), quindi da quando esse sono state conosciute per questo?!

Perciò il consiglio è di non sposarle, ma se voi doveste trovare una donna casta -ed è testimoniato che essa è casta- allora è consentito sposarla; ma è meglio non sposarla, poichè è un mezzo per l'uomo per diventare un Cristiano a causa del suo amore verso di lei, e i suoi figli potrebbero diventare Cristiani dopo di lui durante la sua vita o dopo la sua morte. E non vi è alcuna forza o potere, tranne che con Allah. Quando è stato noto che esse sono caste (le donne non Musulmane) in America o in Inghilterra o in altri luoghi? Questo è molto dannoso. qui

Concordo, mai sposare un islamico. Se lo dico io  è "razzismo, xenofobia, islamofobia, pregiudizio e odio", se lo dicono loro è "diritto di professare liberamente la propria fede religiosa".

19 giugno 2009

Convertite

"(…) Ho 40 anni e tre anni fa - stimolata dall'incontro con la persona che è poi diventata mio marito mi sono convertita all'Islam. (…) Quando mi sono resa conto che diventare mussulmana non voleva dire rinnegare ma sei mai completare tutto quello che c'è alle spalle del nostro percorso individuale e umano convertirmi mi è sembrata la cosa più naturale. Mi sono detta: nella vita bisogna andare avanti, non indietro. (…) Dopo una settimana sono stata aggredita malamente da mio marito per aver ricevuto una telefonata inaspettata da un ex collega che non sentivo da un anno e che certo io non avevo assolutamente cercato. Poi ho scoperto che non potevo dare la mano agli uomini. E poi discussioni su tutto, sui miei difetti, sui miei limiti, sulla mia incapacità di cucinare o di tenere una casa come farebbe una brava donna araba. Attenzione, tutto ciò io lo vivo anche in modo costruttivo ed in effetti ad un certo punto mi sono effettivamente resa conto grazie a lui che le abitudini che in me sono più radicate in realtà sono difetti e che se solo li riconosco come tali possono essere corretti. (…) Certo ho accettato fin dall'inizio di perdere i contatti con tutti quegli amici uomini con cui avevo puri rapporti di amicizia o di scambio di vedute. Non sono più andata al mare, io che mi sono sempre sentita un pesce! Questo perchè ho capito bene il senso della pericolosità della promiscuità non solo per il matrimonio ma anche per il percorso di fede". qui

16 aprile 2009

Matrimoni misti

«Un egiziano picchia moglie e figli per 16 anni»

«Sin da quando ho memoria ricordo di aver visto picchiare mia madre con calci e pugni, quotidianamente». È il drammatico racconto di una ragazza di 17 anni, nata a Milano, picchiata e costretta ad indossare il velo dal padre egiziano. Secondo l’accusa, il dramma è cominciato nel 1991, quando l’egiziano sposa una giovane italiana di soli 20 anni, impiegata. Lei si converte all’Islam e il marito padrone, un autotrasportatore nato in Egitto, diventa il «suo profeta». Per l’uomo l’educazione si impartisce a calci, pugni e morsi sul ventre, anche quando la giovane moglie è incinta. E quando nascono i figli, sei in tutto, le violenze continuano. La maggiore, considerata una «ribelle» come la madre, è costretta a frequentare la scuola araba di via Quaranta, dove «gli insegnanti ci picchiavano con dei bastoncini e dove era obbligatorio indossare il velo e pregare».  «Io la odiavo» continua la ragazza, che voleva invece frequentare «la scuola italiana normale». Ma le volontà della figlia «erano del tutto annullate» dal padre padrone. E alla moglie italiana diceva: «Sei un insetto schiacciato sotto le mie scarpe». qui

2 marzo 2009

La realtà dei matrimoni misti

Non solo divorzi, ma anche violenze fisiche e psicologiche. La realtà dei matrimoni misti, dove otto su dieci finiscono con un addio dopo cinque anni di convivenza, è spesso triste e disperata. Lo conferma il presidente dell’Associazione matrimonialisti italiani, Gian Ettore Gassani. «Nell’80 per cento dei casi riscontriamo violenze, abusi e pressioni pesantissime».
Una sorta di mobbing familiare, avvocato?
«Esattamente. E negli ultimi anni assistiamo a una recrudescenza di queste violenze soprattutto da parte dei mariti stranieri sulle mogli italiane».
Quali sono i matrimoni misti più fallimentari?
«Quelli tra italiane e nord africani, ma anche mediorientali come i libanesi».
Come vive la moglie?
«Molto male. La differenza culturale crea fratture profonde. Questi mariti fanno pressioni sulle mogli per farle convertire all’Islam. Vogliono la donna supina nelle decisioni maritali, perché è bagaglio culturale degli islamici. Le impediscono di frequentare altri italiani, perché li ritengono indegni».
Allungano le mani sulle mogli?
«Spesso le picchiano, ma la violenza per fortuna non sfocia quasi mai nella tragedia».
Come educano i figli?
«Impongono modelli educativi islamici, non gli fanno frequentare i coetanei italiani, non permettono loro di avere un fidanzato. E se la moglie non è d’accordo scattano le minacce».
Che tipo di minacce?
«Di sottrarre i bambini e portarli nel paese d’origine».
Legalmente perché è possibile?
«Perché la Convenzione dell’Aia non è stata ratificata dai paesi del Nord Africa, Egitto compreso. Così, se il padre si porta via i bambini, le possibilità di intervento di un legale sono nulle. Solo la politica può sbloccare situazioni personali quando si riescono ad individuare i bambini».
Perché queste donne italiane scelgono l’uomo islamico?
«Per il gusto della novità o per difficoltà di trovare un partner. Non dimentichiamo che i matrimoni tra italiani sono diminuiti del 30%. Comunque non c’è una grande informazione su questi matrimoni e la cultura buonista degli ultimi anni non ha focalizzato i limiti dei legami misti».
E poi dopo le nozze civili saltano fuori i difetti.
«Un tunisino, per esempio, aveva distribuito le chiavi dell’appartamento a tutti i parenti che potevano entrare nella casa coniugale quando volevano: mangiavano, dormivano, bivaccavano e se ne andavano senza neppure pulire. Ma la moglie italiana ha sopportato tutto questo per suo figlio, perché il marito minacciava di portarselo in Tunisia». (Il Giornale)

1 marzo 2009

Italiane a Sharm

Negli ultimi sei mesi del 2008 tremilacinquecento donne si sono rivolte al numero verde anti-violenza «Mai più sola» di Acmid, l’Associazione delle donne marocchine d’Italia. Le donne italiane sposate con musulmani sono in continuo aumento. Patrizia è romana, è stata  sposata per sei anni con un egiziano conosciuto a Sharm el Sheikh. Ottenuto il permesso di soggiorno l’ha lasciata, e lei ha scoperto che in Egitto era stato sposato contemporaneamente con un’altra donna, che ora ha portato in Italia. L’ha salutata con un ultimo insulto. Non più impura, puttana, non più l’obbligo agli abiti tradizionali e al velo, ma il peggiore degli scherni: le vostre leggi sono la prova che siete destinati ad essere sconfitti dall’Islam. Patrizia si è provata a bloccare il percorso della pratica che ne farà un cittadino italiano, ma non c’è niente da fare.

Alessia è padovana, da nove anni vive a Sharm el Sheikh dove nel 2001 ha iniziato a convivere con un uomo egiziano, firmando con lui un accordo matrimoniale, l’unico modo per consentire la convivenza tra un egiziano e una straniera. Il matrimonio è stato convalidato nel 2006, un anno dopo la nascita di un figlio, che ha la doppia cittadinanza. Moglie e marito lavoravano insieme a Sharm, l’agenzia che realizzava video subacquei per i turisti era intestata a lui, per pagare meno tasse, sosteneva l'egiziano, che dopo la separazione, lei non sopportava più insulti e percosse, si è tenuto tutto. Anche il figlio, che era stato affidato dal tribunale egiziano alla madre. Il 4 novembre dell'anno scorso è scomparso con il bambino. Alessia non sa dove sia, con chi viva e in quali condizioni, che cosa gli venga detto di sua madre.

Qualche giorno fa una donna ha chiamato il numero verde (800911753) per chiedere come può impedire che la figlia venga portata dal marito in Egitto e sottoposta a infibulazione. Come risposta alle sue proteste ha ricevuto solo botte, non sa a quale autorità italiana rivolgersi. Un’altra donna ha telefonato per sapere come può smettere di mantenere il marito disoccupato e il figlio di lui, avuto dalla seconda moglie sposata di nascosto da poligamo nel Paese d’origine, inserito nel suo stato di famiglia. (…) Altro che generalizzazioni da evitare, singoli casi di cronaca nera che potrebbero capitare dovunque, in qualunque tipo di unione, anche fuori da Islam integralista e legge del Corano. (M. G. Maglie, il Giornale Leggi tutto)

27 febbraio 2009

Sposare un islamico

«Le mie nozze da incubo tra insulti e bugie»

Luisa 44 anni, è un’infermiera professionale e vive a Roma. La sua storia è cominciata con un sorriso ed è finita tra le lacrime. Per colpa di un matrimonio misto. «Ora mi trovo sposata con un egiziano bigamo, con una figlia illegittima su certificato di famiglia e una convivente che ha ottenuto, grazie a me, il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare». Ma com’è possibile questa situazione?
«Grazie ad una burocrazia cieca e alla mancanza di tutela delle donne italiane che sposano i musulmani».
Com’è cominciata la vostra storia?
«
Con una vacanza Sharm-El-Sheikh. Ho incontrato Essam e mi sono innamorata. Per un anno e mezzo ho fatto avanti e indietro dall’Egitto. Poi ci siamo sposati al Cairo e dopo le nozze ci siamo trasferiti a Roma».
Com’è stata la convivenza?
«All’inizio tranquilla,
io lo conoscevo come un musulmano moderato. A volte beveva anche vino e birra».

Eccetera, eccetera. Una storia che si ripete. Lo capiranno, le italiane, che non devono sposare gli islamici o sarà sempre troppo tardi?

Souad Sbai:  «Ci sono tanti matrimoni che sono fatti per interesse e per ottenere la cittadinanza e negli ultimi anni la situazione è peggiorata. Molti immigrati pensano di poter fare quello che vogliono in Italia, anche essere poligami e potersi sposare con le italiane per ottenere in poco tempo la cittadinanza. Non hanno l’obbligo di imparare la lingua, la Costituzione, la parità di diritti. E queste ingiustizie verso le donne italiane che sposano gli stranieri vanno eliminate».

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