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Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11

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Diario | Insight |
 
Diario
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31 luglio 2009

La polizia egiziana spara contro gli immigrati

La polizia egiziana ha sempre di più il grilletto facile contro gli immigrati che cercano di entrare in Israele dai suoi confini. (…) Da maggio gli egiziani hanno ucciso sei immigrati africani alla frontiera con Israele, dopo sei mesi di relativa tranquillità, aumentando la violenza in risposta all'aumento del traffico di esseri umani attraverso l'Egitto. (…)  L'Egitto teme che un flusso senza controllo di migranti al suo confine strategico del Sinai possa rappresentare una minaccia alla sicurezza in un'area in cui già è preoccupata per le incursioni dei fondamentalisti islamici che ogni tanto trovano rifugio nella zona montuosa e isolata. (…) La polizia egiziana ha notato un aumento nel numero di africani che cercano di penetrare in Israele e hanno ripreso a sparare per porre fine al flusso di migranti. Praticamente tutti i giorni ci sono notizie di arresti alla frontiera.  qui


E saremmo noi i razzisti e gli xenofobi?

1 aprile 2009

«Testimonianza di un ex musulmano»

(…) Il nostro odio verso i cristiani prendeva la forma di molestie e attacchi contro di loro per le strade, ma loro rispondevano con una mitezza rivoltante. Allora noi reagivamo con ancor maggiore aggressività, e cominciavamo a pensare come avremmo potuto torturarli e terrorizzarli. Secondo il Corano, i loro averi dovevano essere considerati un "dono" di Allah verso i musulmani (Sura 59:7). (…) La nostra vita era piena di violenza, crudeltà e terrorismo. Sentivamo che se non ci fossimo comportati esattamente a quel modo non saremmo stati obbedienti ad Allah. Maometto aveva stabilito chiaramente nel Corano come dovevamo comportarci con gli infedeli, fossero essi gente del "libro" (la Bibbia), politeisti o falsi musulmani. (…) Non osavo ancora entrare in una libreria cristiana perché avevo paura che avrebbero chiesto la mia carta d'identità e avrebbero chiamato la polizia: nella carta d'identità egiziana è segnalata la religione di appartenenza. Sarei caduto nelle mani della polizia segreta, equivaleva a dire che sarei finito in un pozzo senza fondo. qui

Un’italiana convertita all’islam: «Ho  sempre cercato qualcosa che non trovavo non sapevo più a cosa credere alla fine la religione Islamica per me è risultata più simile a quello che cercavo». qui

1 marzo 2009

Italiane a Sharm

Negli ultimi sei mesi del 2008 tremilacinquecento donne si sono rivolte al numero verde anti-violenza «Mai più sola» di Acmid, l’Associazione delle donne marocchine d’Italia. Le donne italiane sposate con musulmani sono in continuo aumento. Patrizia è romana, è stata  sposata per sei anni con un egiziano conosciuto a Sharm el Sheikh. Ottenuto il permesso di soggiorno l’ha lasciata, e lei ha scoperto che in Egitto era stato sposato contemporaneamente con un’altra donna, che ora ha portato in Italia. L’ha salutata con un ultimo insulto. Non più impura, puttana, non più l’obbligo agli abiti tradizionali e al velo, ma il peggiore degli scherni: le vostre leggi sono la prova che siete destinati ad essere sconfitti dall’Islam. Patrizia si è provata a bloccare il percorso della pratica che ne farà un cittadino italiano, ma non c’è niente da fare.

Alessia è padovana, da nove anni vive a Sharm el Sheikh dove nel 2001 ha iniziato a convivere con un uomo egiziano, firmando con lui un accordo matrimoniale, l’unico modo per consentire la convivenza tra un egiziano e una straniera. Il matrimonio è stato convalidato nel 2006, un anno dopo la nascita di un figlio, che ha la doppia cittadinanza. Moglie e marito lavoravano insieme a Sharm, l’agenzia che realizzava video subacquei per i turisti era intestata a lui, per pagare meno tasse, sosteneva l'egiziano, che dopo la separazione, lei non sopportava più insulti e percosse, si è tenuto tutto. Anche il figlio, che era stato affidato dal tribunale egiziano alla madre. Il 4 novembre dell'anno scorso è scomparso con il bambino. Alessia non sa dove sia, con chi viva e in quali condizioni, che cosa gli venga detto di sua madre.

Qualche giorno fa una donna ha chiamato il numero verde (800911753) per chiedere come può impedire che la figlia venga portata dal marito in Egitto e sottoposta a infibulazione. Come risposta alle sue proteste ha ricevuto solo botte, non sa a quale autorità italiana rivolgersi. Un’altra donna ha telefonato per sapere come può smettere di mantenere il marito disoccupato e il figlio di lui, avuto dalla seconda moglie sposata di nascosto da poligamo nel Paese d’origine, inserito nel suo stato di famiglia. (…) Altro che generalizzazioni da evitare, singoli casi di cronaca nera che potrebbero capitare dovunque, in qualunque tipo di unione, anche fuori da Islam integralista e legge del Corano. (M. G. Maglie, il Giornale Leggi tutto)

5 febbraio 2009

«Il "Dottor Morte" è solo uno dei nazisti convertiti all'Islam»

Quando pensiamo alle fughe dei criminali di guerra nazisti vengono in mente il “Dossier Odessa” o “I ragazzi venuti dal Brasile”, libri e film che hanno raccontato la rete di complicità che permise agli irriducibili delle SS di lasciare la Germania trovando rifugio in Sud America. Ma un scoop del "New York Times" rivela che Aribert Heim, soprannominato il “Dottor Morte” per la crudeltà dei suoi esperimenti nei campi di sterminio di Buchenwald, Sachsenhausen e Mauthausen, scelse per il suo esilio le caotiche strade del Cairo. Heim si sarebbe rifugiato in Egitto nei primi anni Sessanta per morirci di cancro rettale all’inizio dei Novanta. Durante l’Olocausto, si era fatto un nome seviziando centinaia di vittime con iniezioni di droghe velenose e amputazioni senza anestesia. Ovviamente ha sempre negato tutto riuscendo a sfuggire per decenni agli agenti che lo stavano cercando.

Decine di SS trovarono rifugio in Egitto e in Siria dopo la caduta del nazismo, portando in eredità il loro lessico antisemita nei Paesi destinati a scontrarsi con Israele. Nel 1942 il nazista von Leers – uno dei protège di Goebbels – aveva lodato il mondo musulmano capace di tenere gli ebrei in "uno stato di oppressione e di ansietà". Von Leers fu tra i promotori della pubblicazione dei "Protocolli dei Savi di Sion" nel mondo islamico. Durante il Terzo Reich e la Seconda Guerra mondiale, i Fratelli Musulmani egiziani simpatizzarono per le forze dell’Asse e l’Egitto avrebbe offerto un occhio di riguardo ai nazisti in fuga per avere un aiuto nella corsa agli armamenti del Dopoguerra. Troviamo esuli nazisti all’ombra del governo egiziano di Nasser, per esempio i commandos di Otto Skorzeny che insanguinarono la Striscia di Gaza a metà degli anni Cinquanta. Lo SS belga Robert Courdroy e il neonazista Karl von Kyna furono uccisi mentre combattevano a fianco delle milizie palestinesi.

“Il mondo arabo era un paradiso più salvifico del Sud America” ha detto Efraim Zuroff, il direttore del Centro Simon Wiesenthal, che ha ricostruito la fuga di Heim tra Germania, Francia, Marocco ed Egitto. Nel 1979 Heim scrisse una lettera al giornale tedesco Spiegel denunciando che i massacri di palestinesi compiuti dallo stato di Israele erano stati organizzati dai "giudei khazari, la lobby sionista in America che nel 1933 dichiarò guerra alla Germania di Hitler". I Khazari erano una popolazione seminomade turca convertita all’ebraismo nel Medio Evo: definendo gli ebrei dei “khazari” Heim voleva dimostrare che non erano dei semiti, negandogli una identità etnica e qualsiasi rivendicazione sulla Terra Santa. Il Dottor Morte scrisse un documento sul tema, che avrebbe voluto sottoporre al segretario dell’Onu Waldheim, al consigliere della sicurezza nazionale americana Brzezinsky e al Maresciallo Tito.

Heim si lasciò conquistare tanto dai suoi ospiti egiziani che decise di convertirsi all’Islam. Quelli che lo conoscevano, al Cairo, lo chiamavano “zio Tarek”, per esteso Tarek Hussein Farid. Lo ricordano come un vecchietto arzillo, atletico, che passeggiava di gran lena per le strade della capitale egiziana, fermandosi alla moschea di Al Azhar doveva aveva scelto di pregare Allah. Nazisti e neonazisti hanno capito che se la loro battaglia è perduta possono contare sull’islamismo per riprendersi l’Eurabia.

Lo aveva capito Heim, l’ha capito David Myatt, il fondatore di "Combat 18" (C18), braccio armato dell’organizzazione "Blood & Honour" e del "Fronte Nazionale" inglese (il numero 18 si riferisce alla prima e all’ottava lettera dell’alfabeto, le iniziali di Hitler). Nel 1998 Myatt si converte all’Islam e prende il nome di Abdul Aziz. Dopo l’11 Settembre, i suoi eroi diventano Osama Bin Laden e i Taliban. Personaggi come Heim e Myatt ritengono che la creazione di un superstato musulmano sia una  buona carta da giocare contro il sionismo e le democrazie occidentali uscite vincenti dalla Guerra Fredda.

L’esortazione per i camerati è una sola, convertirsi: “accettare la superiorità dell’Islam su tutte le strade indicate dall’Occidente”, come suggerisce Myatt. Il Jihad è un dovere, un’alternativa al “disonore, alla arroganza e al materialismo” dell'Europa. “Per l’Occidente nulla è sacro, salvo, forse, il sionismo, le chiacchiere sull’Olocausto e l’idolatria per la democrazia”. Il Jihad è “la vera religione marziale”, meglio del Bushido e dell’antica Sparta. Myatt ha scelto di inchinarsi verso la Mecca senza rinnegare la svastica. Come aveva fatto Heim prima di lui. (R. Santoro, L'Occidentale)

14 novembre 2008

«Storia di una donna che ha rinunciato all'islam»

Nonie Darwish, egiziana naturalizzata americana, musulmana convertita al Cristianesimo, ha molti punti in comune con Magdi Allam. Ma la sua infanzia è stata forse più movimentata: trascorsa tra Gaza e il Cairo, era figlia di uno dei capi militari di maggior fiducia di Nasser che aveva la responsabilità di dirigere da Gaza le operazioni militari contro Israele. Fin da piccola la colpiva lo spirito di perenne vendetta che animava il mondo intorno a lei e l’odio profondo nei confronti di Israele dipinto come il peggiore dei mali. Indomita nei confronti delle pressioni della famiglia e dell’entourage islamico, nel 1978 riesce ad emigrare in America dove inizia la sua conversione.

La sua infanzia è stata traumatizzata da eventi tragici. Ci può descrivere quegli anni della sua vita?
Da bambina vivevo a Gaza, zona di guerra. Il Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser aveva due obiettivi: la riunificazione del mondo arabo e la distruzione di Israele. Sia Gaza che la Cisgiordania venivano utilizzate dai Paesi arabi come avamposti dai quali attaccare Israele. Mi ricordo di aver passato molte notti insonni sotto i bombardamenti. Ho frequentato la scuola elementare a Gaza dove mi è stato insegnato l’odio, la vendetta e la ritorsione: mai ci veniva proposta come alternativa la pace. Recitavamo ogni giorno poesie “jihadiste” auspicando per ognuno di noi la morte del “shadid”, cioè del martire. Israele voleva uccidere mio padre perché era il responsabile delle operazioni dei “fedayn” egiziani che da Gaza attaccavano Israele. Una notte, un commando israeliano penetrò nella nostra abitazione, nonostante fossimo altamente protetti e sorvegliati. Mio padre però non era in casa e i soldati israeliani trovarono solo donne e bambini: a nostra sorpresa se ne andarono senza farci alcun male. Sottolineo però che questa non era la prassi dei “fedayn” egiziani che uccidevano invece i civili israeliani, sia donne che bambini. Qualche mese dopo, l’11 luglio 1956, mio padre venne assassinato da un commando israeliano. Avevo otto anni. Dopo la sua morte, il Presidente Nasser venne a farci visita a casa per le condoglianze di rito. Sia lui che il suo seguito, rivolgendosi a noi figli, ci chiesero: “Chi di voi vorrà vendicare il sangue di vostro padre uccidendo degli ebrei?”. Questa domanda mi turbava profondamente perché ne conseguiva che se veramente amavo mio padre avrei dovuto uccidere degli ebrei. Questo è un perenne ciclo di vendetta che malgrado tutto deve essere interrotto perché il nostro obiettivo è la pace.

Lei pensa che oggi l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti dell’Islam sia giusto?
L’Occidente ha accolto i musulmani nella speranza di vederli convivere pacificamente con i propri cittadini. Ma non ha difeso questi ultimi dai “libri sacri” e dalle scritture islamiche che ordinano ai musulmani di uccidere i non-musulmani. Per esempio, la Sura 47,4 recita: «Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine».  Un altro esempio: «Nessun musulmano deve essere ucciso per aver ammazzato un non-credente» (Sahih Bukhari 1.3.111). Per questi “comandamenti” della religione islamica, i non-musulmani del Medio Oriente sono perseguitati e uccisi e molti di loro devono lasciare il Paese. Nel Corano e negli Hadith, sono ripetuti migliaia di volte gli ordini di uccidere, umiliare o sottomettere i non-musulmani. Sono sicura che la maggioranza dei musulmani non voglia mettere in pratica tutto ciò ma se vi fosse anche una sola minoranza che lo vuole, l’Occidente dovrebbe saper fronteggiare il problema. Mentre invece, per il momento, non fa altro che cercare di proteggere i diritti dei musulmani in Europa, dimenticando il diritto degli europei a vivere in pace. (Leggi tutto Radici Cristiane)





Nonie Darwish su youtube

«(…) IO ritornata all'islam non permetto a nessuno di essere miscredente dopo aver creduto» fatima87

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