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Diario | Insight |
 
Diario
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24 luglio 2009

Multiculturalismo?

(…) Su pressione dei mussulmani, oggi in Gran Bretagna il Corano è posto su uno scaffale superiore rispetto alla Bibbia nelle aule di giustizia. (...) qui



2 maggio 2009

Islamofobia

Padre Samir Khalil Samir: «Bisogna chiarirci sul termine “islamofobia”, parola che circola da una decina di anni. Letteralmente questa espressione vuol dire “paura dell’islam”: è un fenomeno generalizzato e ha un fondamento solido. Gli atti di terrorismo, infatti, negli ultimi dieci anni sono stati rivendicati in buona parte da musulmani che si appoggiano al Corano per giustificare il loro operato. La tesi secondo cui tutto questo non ha niente a che vedere con l’islam è un’ipocrisia. Vorrei dire a chi la sostiene: iniziate a impedire che i terroristi fondino le loro rivendicazioni sull’islam! Ritengo una stupidaggine affermare che l’islamofobia sia qualcosa che ha a che fare con il razzismo: questo termine, islamofobia, sa molto di fabbricazione a tavolino. In Arabia Saudita c’è il diniego totale della libertà religiosa per i cristiani: è inammissibile che questo avvenga in uno dei paesi più ricchi del mondo e più “amico” dell’Occidente in Medio Oriente. Chi, a Ginevra, ha detto qualcosa sulla situazione del Darfur?» qui

26 marzo 2009

Testimonianza

E’ vero che per il Corano la testimonianza di una donna vale la metà di quella di un uomo?

«Non è assolutamente vero. Il Corano attribuisce agli uomini ed alle donne la stessa dignità e gli stessi diritti. Infatti se e` una donna ad essere sotto processo, la sua testimonianza vale quanto quella di un uomo. Se però  è chiamata a testimoniare in un processo contro terzi si preferisce che la sua testimonianza venga confermata da quella di un’altra donna, non perché  essa valga la metà  di quella di un uomo, ma solo perché  il Corano riconosce alla donna una maggiore sensibilità che potrebbe indurla ad alterare in qualche modo il suo racconto per evitare conseguenze troppo gravi per colui che è  sotto giudizio».

«(…) è che se una si dimentica l'altra la fa ricordare. spiegazione: perchè le donne hanno un lavoro più grande è quello di crescere i bambini e questo lavoro gli può far dimenticare qualcosa è per questo se una se dimentica l'altra la fa ricordare» qui

24 marzo 2009

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O voi che credete, combattete i miscredenti che vi stanno attorno, che trovino durezza in voi. Sappiate che Allah è con i timorati. (9:123)

(…)  E [fanciulle] pie e belle. Quale dunque dei benefici del vostro Signore negherete? E fanciulle dai grandi occhi neri* ritirate nelle loro tende. *[ “Quelle bianche dai grandi occhi scuri”, questo è il significato del termine arabo “hurî”] Quale dunque dei benefici del vostro Signore negherete? Che nessun uomo o demone mai han toccato. Quale dunque dei benefici del vostro Signore negherete? Staranno appoggiati su verdi cuscini e meravigliosi tappeti. (55:56-76)

Ahmed Mashhouri 

"Norvegia: ad un artista viene chiesto di rimuovere le opere sul Corano"
Ahmed Mashhouri ha rappresentato graficamente, in 12 pannelli, le più controverse frasi del Corano. "Non intendo offendere qualcuno o la sua Fede. Ma intendo promuovere maggiore comprensione verso la Legge che si trova nel Corano. Questa Legge magari andava bene in Tempi antichi, ma oggi sembra essere disumana. Spero che le mie opere siano uno spunto di riflessione per i miei correligionari", dice. 
qui

19 marzo 2009

«La religione rifiuta la violenza»

Papa Benedetto XVI: «Una religione genuina allarga l'orizzonte della comprensione umana e sta alla base di ogni autentica cultura umana. Essa rifiuta tutte le forme di violenza e di totalitarismo».

E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: «Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi! (8:12)
Combatteteli finchè non ci sia più politeismo, e la religione sia tutta per Allah.  (8:39)
Non siate dunque deboli e non proponete l'armistizio mentre siete preponderanti. Allah è con voi e non diminuirà [il valore del]le vostre azioni. (47:35)
Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. (4:89)
Combatteteli finché Allah li castighi per mano vostra, li copra di ignominia, vi dia la vittoria su di loro, guarisca i petti dei credenti. (9:14)
Vi è stato ordinato di combattere, anche se non lo gradite. Ebbene, è possibile che abbiate avversione per qualcosa che invece è un bene per voi, e può darsi che amiate una cosa che invece vi è nociva. Allah sa e voi non sapete. (2:216)

Eccetera.


26 gennaio 2009

«Corano ambitissimo in cella»

In carcere al Sant’Agostino si “consumano” più libri del Corano che della Bibbia. È il sorprendente dato che emerge dall’istituto penitenziario di piazza Monticello. Un dato che trova una spiegazione anzitutto nei numeri: percentualmente i detenuti di origine musulmana superano quasi sempre quelli occidentali (…).
Di fatto questa situazione provoca un problema: nel carcere c’è spesso il problema di riuscire a reperire i libri del Corano a sufficienza per chi ne fa richiesta. (…) «È così - conferma il responsabile della moschea, Zahoor Zargar, nella vita commerciante di via Pia - i mediatori culturali vengono sempre da me in moschea per chiedere sia testi sacri, il Corano, sia riviste in lingua araba. Ovviamente non abbiamo difficoltà a prestarli. (…) Tra l’altro in carcere si può finire anche per fatti di piccola rilevanza». (…) E sempre per non creare problemi ai musulmani da tempo il carcere si è persino adoperato per diversificare la cucina proponendo piatti rispettosi della tradizione, e addirittura consentendo il digiuno durante il mese di Ramadam. (
IlSecoloXIX)

Calderoli: «L’islam è una religione a mezzo servizio»

Roma, 25 gen. (Apcom) - Tra il serio e il faceto, il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, commenta la direttiva annunciata dal Viminale di impedire le preghiere in piazza per i musulmani. "Sono tutti così attaccati a questa religione, con la necessità delle preghiere in piazza e davanti ai luoghi di culto. Poi, appena entrano in questo paese - afferma durante la puntata di 'In 1/2 ora' - vanno a ubriacarsi al bar. E' una religione a mezzo servizio".

19 gennaio 2009

«Nelle moschee sermoni solo in italiano»

Roma - "La predicazione nelle moschee deve essere fatta in lingua italiana. E più in generale, il Corano deve essere predicato nella lingua del paese in cui il musulmano vive". Con questa proposta il presidente della Camera, Gianfranco Fini riapre il dibattito, già fonte di polemiche, sui luoghi di culto islamici In Italia. E se la proposta di Fini riceve attacchi da parte del Prc e del Pd e il plauso della Lega, divide le comunità islamiche con il consenso del Centro islamico culturale d’Italia e la critica dell’Unione Comunità islamiche in Italia (Ucoii). (…)

Secondo il Pd la proposta di Fini è "inefficace". "Innanzitutto - spiega Enrico Farinone - perché bisognerebbe controllare periodicamente tutte le moschee poi perchè la lingua dell’Islam è l’arabo e la predicazione obbligatoria in italiano rischierebbe di provocare un senso di rigetto verso il nostro paese". "Per evitare l’istigazione all’odio - dice - la soluzione è una sola: maggiore integrazione". (…) Profondo il dissenso invece dei Radicali soprattutto sulla costruzione delle moschee. Silvio Viale sottolinea che "porre veti alla costruzione di moschee, delle quali i minareti sono una componente, significa legittimare le posizioni dei persecutori dei cristiani nel mondo e di ogni persecuzione verso le minoranze religiose".

Divise le organizzazione islamiche in Italia. Per l’Ucoii "i politici non conoscono la realtà". "In Italia - spiega Issedin Elzir - già accade che il sermone sia in parte in arabo e in parte in italiano e che occorre una traduzione. Serve più dialogo, dobbiamo conoscerci di più". "Se il timore è che in arabo possano essere dette parole di odio, l’odio si può esprimere in tutte le lingue". (Il Giornale)

17 dicembre 2008

«Non si può picchiare nel nome di Allah»

La Cassazione contro un magrebino che seviziava la moglie: «E’ la mia cultura»

TORINO - Essere musulmani non significa essere autorizzati a non rispettare la legge italiana. E l’Islam non può essere una giustificazione per sevizie e maltrattamenti alla moglie. L’ha sancito la Cassazione, che ha confermato la condanna a due anni e sei mesi di reclusione nei confronti di un marito marocchino di 52 anni, Abdellilah F. processato per maltrattamenti in famiglia, sequestro di persona, violenza sessuale ai danni della moglie e violazione degli obblighi di assistenza familiare. L’uomo in Cassazione aveva sostenuto di non poter essere condannato in quanto «portatore di tradizioni sociologiche e abitudini antropologiche che confliggono con le norme penali italiane». Ma i magistrati di piazza Cavour hanno replicato che anche di fronte ai cosiddetti «reati culturali o culturalmente orientati, il giudice non può sottrarsi al suo compito naturale di rendere imparziale giustizia in base alle norme vigenti, assicurando tutela alle vittime, garanzie agli accusati e personalizzazione della condanna». Aggiunge la Cassazione che «il ruolo di mediatore culturale attribuito dalla dottrina al giudice penale, non può mai attuarsi - come richiesto da Abdelillah F. - al di fuori o contro le regole che, nel nostro sistema, fissano i limiti della condotta consentita». In pratica i supremi giudici non condividono affatto la tesi difensiva in base alla quale il marocchino in questione «in quanto cittadino di religione musulmana avrebbe della convivenza familiare e delle potestà anche maritali, a lui spettanti come capo famiglia, un concetto abbondantemente differente dal modello e dalla concezione corrente nello stato italiano». In proposito la suprema corte è intransigente e ricorda che tutte le persone che risiedono in Italia hanno «l’obbligo di conoscere il divieto imposto dalla legge ai comportamenti lesivi» anche quando è convinto di farlo in maniera «innocua, socialmente utile e non riprovevole», per via della propria provenienza culturale. (CronacaQui)

15 dicembre 2008

«Gentilezza significa obbedire al marito»

«L'obbligo di obbedire al marito»

Abu Hurayra (radiAllahu 'anhu) ha riportato che il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam) ha detto: "Se una donna prega le sue cinque preghiere (quotidiane) e mantiene caste le sue parti private e obbedisce a suo marito, entrerà nel Paradiso da una delle porte del Paradiso che lei desidera." [riportato da Ibn Hibbaan nel suo Sahih] Da Abu Hurayra (radiAllahu 'anhu), il Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam) ha detto: "Non è lecito per una donna digiunare mentre suo marito è presente, a meno che non abbia la sua autorizzazione. E lei non deve consentire a nessuno di entrare nella sua casa, se non con il suo permesso." [riportato da Al-Bukhari e Muslim]
(…)  Un altro diritto che egli possiede su di lei, è che essa adempia ai doveri della famiglia e che
non gli faccia assumere una serva donna che provocherebbe danno e a causa della quale ci sarebbe un rischio di pericolo per lui e i suoi figli.
Shaikh-ul-Islam Ibn Taimiyyah (rahimahuLlah) ha detto commentando l'affermazione di Allah: "Pertanto le donne pie sono devotamente obbedienti e, in assenza del marito, guardano ciò che Allah ha ordinato loro di guardare (ovvero la loro castità)." [An-Nisa', 34]
"
Questo ordina l'obbligo illimitato per una donna, di obbedire a suo marito, in tutte le faccende, come servirlo, viaggiare con lui, assisterlo e altre questioni, come è indicato nella Sunnah del Messaggero di Allah (sallAllahu 'alayhi wa sallam)."
Il grande studioso, Ibn Al-Qayyim (rahimahuLlah), ha detto: "Coloro che dicono che è obbligatorio per la donna servire il marito, usano (questa aya) come prova per quelli a cui Allah ha ordinato il Suo discorso (in questa occasione), ritenendo che questo sia da al-ma'ruf (buono). Ma
per quanto riguarda il riposo della donna e il fatto che lui la aiuti, spazzi, macini la farina, impasti il pane, lavi i vestiti, aggiusti il letto e serva la famiglia, allora questo è da al-munkar (male). (…)
Egli ha inoltre affermato: "Poichè invero Allah ha
obbligato lui a spendere per lei per vestirla e per provvedere a lei con un'abitazione, in cambio del suo piacere e del suo servizio, così come richiedono le abitudini dei coniugi.
Allo stesso modo il legame del contratto del matrimonio richiede che i coniugi vivano in gentilezza. E gentilezza significa che una donna sia al servizio (di suo marito) e si prenda cura delle faccende intime della famiglia. (Ancora lei)

«Stupid Kaffirs»

(The islamic thinkers society)

2 dicembre 2008

«Se gli uomini in Europa fossero così!»

"Una delle nostre Jama`a [gruppo di persone] andò ad Edimburgo. L'Imam che stava guidando la preghiera [in un luogo pubblico], dopo aver finito fu avvicinato da alcune ragazze. Una di loro chiese: "Conosci l'inglese". Il giovane [che aveva guidato la preghiera] disse: "Sì". Lei disse: "Cos'è questa cosa che avete fatto?". Il giovane rispose: "Abbiamo eseguito un atto di adorazione". La ragazza disse: "Ma oggi non è Domenica". Il giovane rispose: "Noi lo facciamo cinque volte al giorno". La giovane ragazza esclamò "Ma è un sacco!". Il giovane le spiegò che considerando le benedizioni di Allah, in realtà è molto poco. E [la preghiera] è la sorgente della tranquillità. Non è difficoltà, è felicità. Allora la ragazza tese la sua mano per salutare, ed il giovane disse: "Perdonami ma la mia mano non può toccarti". Lei chiese: "Perchè?", e lui rispose: "Questo è un bene di mia moglie". La ragazza crollò a terra. Un urlo, ed iniziò a piangere, dicendo "Beata quella moglie che ha un tale marito, O, se gli uomini in Europa fossero così!". (islamforumup)

Leggere anche questa testimonianza

Tutte queste storie e testimonianze si trovano nei libri appositamente scritti per le europee e le americane sposate con musulmani. Ne ricordo alcune che ho puntualmente ritrovato in tutti i siti islamici. La storiella della vecchietta maleducata e cattiva che è andata in paradiso perché era solita nutrire un gatto randagio o, al contrario, che è andata all’inferno per averlo maltratto. La storiella della vecchia o, a seconda dei casi, dell’ebreo. La storiella di Neil Armstrong, famoso astronauta, convertitosi all’islam dopo aver sentito l’adhan
sulla luna. E poi tutte quelle testimonianze vaghe di donne occidentali, gravemente ammalate, guarite dopo aver toccato il Corano, letto il Corano, sognato il Corano. O donne occidentali bellissime, spesso attrici e modelle, convertite all’islam dopo aver toccato il Corano, letto il Corano, sognato il Corano.

28 novembre 2008

«La giornata mondiale contro la violenza sulle donne vista dagli arabi»

Roma, 25 nov. (Apcom) - In tutto il mondo si celebra oggi la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: anche nel mondo arabo si moltiplicano le iniziative contro i soprusi e le aggressioni a milioni di donne, in una società come quella islamica, restia a condannare gli atti di violenza fisica del coniuge maschio contro la moglie. (…)

A ricordare le immane difficoltà delle donne arabe a rivendicare un diritto fondamentale, ci pensa la tv saudita al Arabiya che riporta gli strali dei fondamentalisti islamici: su tutti quello del presidente dell'Associazione degli Ulema algerini, lo Sheikh Abdul Rahman Sheiban, che "irritato" per le iniziative che si moltiplicano nel suo Paese afferma alla tv araba: "i promotori non sono mica più misericordiosi del padreterno che nel Corano ha ordinato di picchiare la donna dissociata al fine di educarla".

Ma Sheiban, che è anche un ex ministro degli Affari Religiosi nel suo Paese, oltre alle argomentazioni di fede, è preoccupato dall'immagine negativa che emerge della sua religione: "è politicamente scorretto perché deforma l'immagine dell'Islam che viene tacciato di violenza e aggressività, ma non c'è alcun dubbio che dal un punto di vista della Shariya islamica la questione è chiara: Picchiare la donna e' una sanzione simbolica, come per farle capire che se un uomo arriva a usare le mano è perchè lei si sta avvicinando agli animali". E se non basta a chi si ostina a difendere la donna ricorda: "ma alle donne piace essere picchiate".

24 novembre 2008

Odiare i miscredenti

Il Sistema del Credo Islamico ('Aqidah) obbliga ogni Musulmano ad amare la gente del Tawhid e a detestare la gente dello Shirk. Infatti Allah l'Elevato, il Glorificato ha detto: "C'è per voi un esempio eccellente da seguire in Abramo e in quelli insieme a lui, quando dissero alla loro gente: noi ci teniamo a distanza da voi e da ciò che adorate oltre Allah. Vi abbiamo rinnegati. E tra noi e voi vi è inimicizia e odio eterno, fino a che crediate in Allah, in Lui soltanto." [Al-Mumtahanah, 4]
Inoltre, questo obbligo è dalla religione (Din) di Muhammad (sallAllahu 'alayhi wa sallam).
Allah l'Elevato ha detto: "O voi che credete! Non prendete gli Ebrei (Yahud) e i Cristiani (Nasara) per amici (Awliyya). Essi sono Awliyya gli uni con gli altri. E colui in mezzo a voi che si volge a loro, è uno di loro. Invero Allah non guida un popolo ingiusto." [Al-Ma'ida, 51]
Questo versetto proibisce ai Musulmani di prendere qualcuno della Gente del Libro (Ahlul-Kitab), in particolare, e qualsiasi tra i Miscredenti (Kuffar) in generale, come amico (Mawlat). La prova è il versetto: "O voi che credete! Non prendete i Miei nemici e i vostri nemici come Awliyya." [Al-Mumtahanah, 1]
Inoltre, Allah proibisce al credente di sostenere i Kuffar, anche nel caso i Kuffar siano parenti di sangue. Allah l'Elevato ha detto: "O voi che credete! Non prendete i vostri padri e i vostri fratelli come Awliyaa, se essi amano la miscredenza (Kufr) invece della fede (Iman). Se qualcuno di voi lo fa, essi sono ingiusti." [At-Tawbah, 23] (Thesalafimanhaj)

Domanda: se un Cristiano mi chiede una copia del Qur'an, dovrei dargliela?
Risposta: non dovreste dargliela, dovreste leggergli il Qur'an, farglielo ascoltare, chiamarlo ad Allah e pregare che Allah lo guidi secondo l'affermazione di Allah Ta'ala nel Suo Libro: "E se qualcuno dei Mushrikin (politeisti) cerca la tua protezione, allora concedigli protezione così che possa ascoltare la Parola di Allah (il Qur'an) e poi accompagnalo dove possa essere sicuro..." [At-Tawbah, 6]
Anche per il detto del Messaggero (sallAllahu 'alayhi wa sallam): "Non viaggiate con il Qur'an nelle terre dei nemici, affinchè essi non lo tocchino." (Thesalafimanhaj)

21 novembre 2008

«Imam terrorista. E Milano gli dà una moschea»

Tre anni e otto mesi per «associazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo». La corte d’appello ha confermato la condanna ad Abu Imad, in arte Arman Ahmed El Hissini Helmy, guida spirituale della moschea di viale Jenner. Si tratta dell’uomo che ogni venerdì parla ai fedeli musulmani al Palasharp. L’uomo che è stato ricevuto con tutti gli onori dai rappresentanti di Comune, Regione e Prefettura per trovare una nuova sistemazione per la sua comunità. L’uomo che, secondo i giudici, fino al 2004 si occupava di fare il lavaggio dei cervello a dei ragazzi per trasformarli in kamikaze islamici. La sua attività sarebbe addirittura precedente all’11 settembre. Dei tre anni e otto mesi cui è stato condannato probabilmente non sconterà neanche un giorno. Secondo i pm, da Abu Imad avrebbe ormai preso le distanze dai terroristi islamici. Inutile infierire. Così, probabilmente già a gennaio, sarà lui a celebrare la prima preghiera nella nuova moschea milanese. (Libero)


(AP Photo)

Un musulmano, può “prendere le distanze” da uno dei pilastri della religione islamica? 

12 E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: « Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo, colpiteli su tutte le falangi!» (8:12)

7. Chi è più iniquo di colui che inventa menzogne contro Allah, nonostante venga chiamato all'Islàm? Allah non guida gli ingiusti. 8. Vogliono spegnere la luce di Allah con le loro bocche, ma Allah completerà la Sua luce a dispetto dei miscredenti. 9. Egli è Colui Che ha inviato il Suo Messaggero con la Guida e la Religione della verità, affinché essa prevalga su ogni religione a dispetto degli associatori. 11. Credete in Allah e nel Suo Inviato e lottate con i vostri beni e le vostre persone sulla Via di Allah. Ciò è meglio per voi, se lo sapeste. (61:9)

19 novembre 2008

Proselitismo islamico

Di solito funziona così. Sei lì seduto su una panchina del parco che ti fai un po’ i fatti tuoi quando ti si avvicina un tipo, per niente sospetto, anzi persino simpatico, disponibile, alla mano. Che chiacchierando così del più e del meno a un certo punto la butta lì sul religioso, ti chiede la tua sul cristianesimo, sulla parola di Dio, sul catechismo. Robe normali, come si fa all’oratorio. Poi all’improvviso con la pupilla che brilla come la lama di un coltello stringe lo sguardo e con un sorriso strano ti dice: «Sì, certo, è vero, non che non sia d’accordo su quello che dici ma ce l’avresti mica un Vangelo sotto mano, che ci diamo un occhio?...» E come no, amico mio, eccolo qua... «È così che ti fregano - racconta adesso rigorosamente coperto dall’anonimato un algerino convertito al cristianesimo al quotidiano al-Khabar -. È stato un agente della polizia in borghese a fermare per strada uno dei miei fratelli di fede, gli ha chiesto una copia del Vangelo e quando il mio amico lo ha tirato fuori dal tasca per darglielo sono scattate le manette. Sono un poliziotto, gli ha detto, e ti ho beccato in flagranza di reato». L’amico in questione è uno dei cinque cristiani algerini sotto processo a Tizi Ouzou, in Cabilia con l’accusa di aver fatto propaganda al cristianesimo e di aver convinto amici e conoscenti ad abbracciare la fede cristiana. (Il Giornale, 2007)

Recita il Corano, (Al-Kâfirûn, CIX:VI): «a voi la vostra religione, a me la mia». Giustissimo, ai musulmani l’islam e a noialtri le nostre religioni o, addirittura, nessuna. In realtà non funziona così perché mentre gli islamici non permettono che i figli vengano «contaminati dalle nostre idee», loro hanno il diritto (grazie alle leggi occidentali) e il dovere di diffondere la religione di Maometto in qualsiasi luogo e con qualsiasi mezzo.

«Ma nessuno ha figli o conosce altre sorelle/fratelli che hanno figli dove si può provare a far qualcosa nelle loro scuole? O magari in università? Si infatti nelle università!?»

«Finalmente qualcuno che mi capisce. le scuole, le industrie, gli ospedali università. qui c'e' tanto materiale per dawa ed e' molto buono. (…) Al giorno d'oggi un video è molto più efficace di uno scritto. Certo qui in Italia secondo me siamo messi malino. Anche secondo me questo non è ancora un paese maturo, però una da'wa fatta di video potrebbe essere molto più utile. Certo a dire il vero ci sarebbe bisogno anche di una sorta di leader carismatico, un buon mussulmano che sia sapiente della nostra religione e di quella cristiana... uno che sia un buon esempio e che sappia farsi voler bene oltre gli stereotipi. Riguardo la da'wa nelle scuole... ehehehe è dura quella da fare qui. Questo è il paese della chiesa di Pietro, di quelli che credono che Gesù (astaghfiruallah) non è un Profeta ma altro e che è salito sulla croce ed è poi risorto. E tutte le domeniche onorano il rito mangiando il corpo di Cristo e bevendo il suo sangue. Poi c'è un'altra tipologia, quella orgogliosa del Cupolone solo per le tradizioni.»

«Io ho due bimbi che frequentano la scuola, la prima la scuola primaria e l'altro la scuola materna, poi ne ho un'altra che al momento dorme in braccio....Dicevo sarei interessata a sapere come avete intenzione di impostare la cosa per un pubblico chiuso come gli italiani. Ho letto un pò e ho visto le vostre idee, ora cerco inschallah di valutare bene come impostare qualcosa di carino, accattivante x le scuole».  (Turntoislam)

17 novembre 2008

«Cos'è la costituzione italiana per il musulmano»

(…) Nei paesi a maggioranza di musulmani, è lecito anzi è obbligatorio chiedere e cercare di applicare le leggi di Allah trasmessi nel Corano e la sunna, ma in un paese come l'Italia è chiaro che questa cosa non può essere realizzata e quindi è implicito che bisogna quindi, rispettare le leggi e la costituzione italiana. Fatta questa breve premessa, credo che la costituzione italiana sia un mezzo temporaneo che bisogna essere sfruttato al meglio per far valere i nostri diritti da musulmani, in quanto è la stessa costituzione che garantisce ciò, in più articoli. Certo, per quanto la conosca io, non credo che nella costituzione italiana ci sia qualcosa che vada contro le nostre pratiche e attività religiose, perchè se fosse così allora bisognerebbe lottare per cambiare le cose in quanto il profeta (SAS) dice:" Non vi è obbedienza a nessuna creatura nella disobbedienza di Allah".

(…) Pertanto chi pretende che i musulmani debbano accettare ciecamente le leggi di questo paese non sono per niente democratici. Ai musulmani dovrebbero invece chiedere sì il rispetto delle leggi ma cosa ancora più essenziale, dovrebbero chiedere la partecipazione! é indemocratico pretendere di seguire ciecamente una legge, una persona, un partito ecc.. il mio punto è che non ci può essere rispetto delle regole senza partecipazione a maggior ragione quando si tratta di residenti e di cittadini di questo paese e quando è la democrazia stessa che ce lo richiede.

(…) Ancora l’articolo 8 definisce che le religioni possono avere dei rapporti con lo Stato attraverso delle Intese e le loro rappresentanze. Quindi lo Stato e le leggi italiane permettono ai musulmani di vivere in un paese come l’Italia. Quindi la comunità islamica ha il diritto di essere riconosciuta dallo Stato e ha il diritto di usare come statuto la Shari’a, ovvero la Legge di Allah, quelle leggi rivelate nel Corano e quelle dettate dal Profeta* nella Sunna. Tutto nel rispetto e nella conformità della legge dello Stato italiano.

(…) Per concludere vorrei solo dire che, per riassumere, il musulmano vivendo in contesto non islamico rispetterà (insha’Allah- con il volere di Allah) quelle sue leggi anche non credendoci, ma dato che è chiamato al suo dovere, allora si confronterà con essa per dimostrare (dare la prova) che la parola a lui (salla Allah ‘alaihy wa sallam) rivelata è migliore e se su questo ci sono dubbi allora bisogna portare una prova che dica il contrario: “23 E se avete qualche dubbio in merito a quello che abbiamo fatto scendere sul Nostro Servo , portate allora una Sura simile a questa e chiamate altri testimoni all'infuori di Allah, se siete veritieri.”

(…) Tanti e troppi sono i gruppi di interesse in gioco e la questione culturale e di reciprocità non possono essere le scuse sbandierate, in quanto sia a livello culturale che di reciprocità tra "governi" i musulmani sono in "credito" ovvero ciò che nei governi a maggioranza islamica è concesso ai non musulmani, ai cristiani sopratutto, è molto maggiore in numero e in diritti, di ciò che viene concesso ai musulmani in altri paesi tra quali l'Italia. Certo il messaggio che voglio passare, non è quello noi e voi, ovvero noi siamo più bravi di voi, ma il messaggio è quello che usare come scusa la cultura e la reciprocità non sono valide.

(…) A questo punto la domanda è: e se è lo stato italiano a non mettere in pratica alcune parti della costituzione italiana e quindi e non darmi i miei diritti da cittadino musulmano fornendomi luoghi di culto(moschee) ecc.. Bisogna sempre rispettarla? Il profeta (sas) ha interrotto quella tregua che tu hai citato quando i meccani tradirono il patto, che come sappiamo portò subito dopo alla conquista della Mecca. Lunacrescente

(…) Con i nostri principi islamici dobbiamo creare la nuova figura dell'italiano post-Jahiliya... quando parliamo parliamo da italiani e non da arabi, siamo khaira ummatin ukhrijat li nnas (la migliore comunità che sia stata suscitata tra gli uomini – Corano 3:110, ndUC) e quindi di conseguenza siamo i migliori italiani ukhriju li nnas… facciamo si da ridare il vero valore alle cose, cominciamo noi e a catena ci seguiranno gli altri incha'Allàh! Lunacrescente

14 novembre 2008

«Storia di una donna che ha rinunciato all'islam»

Nonie Darwish, egiziana naturalizzata americana, musulmana convertita al Cristianesimo, ha molti punti in comune con Magdi Allam. Ma la sua infanzia è stata forse più movimentata: trascorsa tra Gaza e il Cairo, era figlia di uno dei capi militari di maggior fiducia di Nasser che aveva la responsabilità di dirigere da Gaza le operazioni militari contro Israele. Fin da piccola la colpiva lo spirito di perenne vendetta che animava il mondo intorno a lei e l’odio profondo nei confronti di Israele dipinto come il peggiore dei mali. Indomita nei confronti delle pressioni della famiglia e dell’entourage islamico, nel 1978 riesce ad emigrare in America dove inizia la sua conversione.

La sua infanzia è stata traumatizzata da eventi tragici. Ci può descrivere quegli anni della sua vita?
Da bambina vivevo a Gaza, zona di guerra. Il Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser aveva due obiettivi: la riunificazione del mondo arabo e la distruzione di Israele. Sia Gaza che la Cisgiordania venivano utilizzate dai Paesi arabi come avamposti dai quali attaccare Israele. Mi ricordo di aver passato molte notti insonni sotto i bombardamenti. Ho frequentato la scuola elementare a Gaza dove mi è stato insegnato l’odio, la vendetta e la ritorsione: mai ci veniva proposta come alternativa la pace. Recitavamo ogni giorno poesie “jihadiste” auspicando per ognuno di noi la morte del “shadid”, cioè del martire. Israele voleva uccidere mio padre perché era il responsabile delle operazioni dei “fedayn” egiziani che da Gaza attaccavano Israele. Una notte, un commando israeliano penetrò nella nostra abitazione, nonostante fossimo altamente protetti e sorvegliati. Mio padre però non era in casa e i soldati israeliani trovarono solo donne e bambini: a nostra sorpresa se ne andarono senza farci alcun male. Sottolineo però che questa non era la prassi dei “fedayn” egiziani che uccidevano invece i civili israeliani, sia donne che bambini. Qualche mese dopo, l’11 luglio 1956, mio padre venne assassinato da un commando israeliano. Avevo otto anni. Dopo la sua morte, il Presidente Nasser venne a farci visita a casa per le condoglianze di rito. Sia lui che il suo seguito, rivolgendosi a noi figli, ci chiesero: “Chi di voi vorrà vendicare il sangue di vostro padre uccidendo degli ebrei?”. Questa domanda mi turbava profondamente perché ne conseguiva che se veramente amavo mio padre avrei dovuto uccidere degli ebrei. Questo è un perenne ciclo di vendetta che malgrado tutto deve essere interrotto perché il nostro obiettivo è la pace.

Lei pensa che oggi l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti dell’Islam sia giusto?
L’Occidente ha accolto i musulmani nella speranza di vederli convivere pacificamente con i propri cittadini. Ma non ha difeso questi ultimi dai “libri sacri” e dalle scritture islamiche che ordinano ai musulmani di uccidere i non-musulmani. Per esempio, la Sura 47,4 recita: «Quando [in combattimento] incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine».  Un altro esempio: «Nessun musulmano deve essere ucciso per aver ammazzato un non-credente» (Sahih Bukhari 1.3.111). Per questi “comandamenti” della religione islamica, i non-musulmani del Medio Oriente sono perseguitati e uccisi e molti di loro devono lasciare il Paese. Nel Corano e negli Hadith, sono ripetuti migliaia di volte gli ordini di uccidere, umiliare o sottomettere i non-musulmani. Sono sicura che la maggioranza dei musulmani non voglia mettere in pratica tutto ciò ma se vi fosse anche una sola minoranza che lo vuole, l’Occidente dovrebbe saper fronteggiare il problema. Mentre invece, per il momento, non fa altro che cercare di proteggere i diritti dei musulmani in Europa, dimenticando il diritto degli europei a vivere in pace. (Leggi tutto Radici Cristiane)





Nonie Darwish su youtube

«(…) IO ritornata all'islam non permetto a nessuno di essere miscredente dopo aver creduto» fatima87

12 novembre 2008

Amore, rispetto, tolleranza e pace

E’ permesso salutare per primi cristiani ed ebrei?
Mai salutare cristiani ed ebrei per primi. Se un gruppo di musulmani incontra un cristiano o un ebreo, non deve dividersi per farlo passare. E’ una questione di orgoglio islamico.

E’ possibile obbligare la moglie o la schiava ad avere un rapporto sessuale con la forza?
La donna non ha il diritto di rifiutare il marito

Cosa deve fare un marito che uccide la moglie (spaccandole la testa contro il muro)?
Deve liberare uno schiavo e pagare la diyah. La diya per la donna uccisa equivale alla metà di quella pagata per un uomo, cioè 50 cammelli.

La donna può chiedere il divorzio?
No

«La donna non ha il permesso di chiedere il divorzio e di ottenerlo liberamente senza il consenso del marito. Ci sono delle ragioni sagge e logiche a questo impedimento. La moglie può chiedere il divorzio al marito, ed egli può decidere se concederglielo o meno». islamforumup

E’ permesso sposare una tredicenne?
Non c’è nulla di sbagliato
nel volere sposare una ragazza di tredici anni. Se la ragazza non ha raggiunto la pubertà non è obbligatorio chiedere il suo consenso. Basta quello del padre.

Posso baciare sulla fronte una cugina settantenne?
Non è permesso baciare questa donna
sulla fronte, o da qualsiasi altra parte, e neppure stringerle la mano.

E’ lecito stuprare una bambina di tredici anni ma haram stringere la mano di una cugina settantenne.

10 novembre 2008

«Islam liberale»

Molti musulmani pensano solo ad accusare i "riformisti", i portatori di nuove idee. Pensano solo a censurarli, ad esiliarli e a minacciarli di morte. Ma chi è veramente un "disturbo" per l'Islam? I nuovi pensatori musulmani? No.
Il vero "disturbo" è chi si professa apertamente "anti-islamico".  Ali Sina è una minaccia.

E' un ex-musulmano che denuncia il Corano, accusandolo di essere la radice del terrorismo. Ma non solo: lui si serve anche degli Hadith per sostenere questa sua convinzione. Tra le lettere degli ex-musulmani che scrivono ad Ali Sina, c'è chi dice che era vissuto in una famiglia musulmana "aperta" e non giudicava proprio l'Islam come religione violenta, maschilista e intollerante. Poi, conoscendo Faith Freedom, ha letto i tanti hadith in cui Muhammad (*) avrebbe ordinato di uccidere apostati e cose simili, ed ha lasciato l'Islam schierandosi con chi vuole "eliminarlo".

Un altro ex musulmano (Isam), invece, aveva incontrato ad Algeri una italiana convertita all'islam. Questa ragazza diceva che gli italiani sono "nemici dell'Islam" (infatti i convertiti, sono a mio avviso, la facile preda per i musulmani intolleranti perchè sono "inclinati" a prendere tutto per oro colato. Fosse anche un ordine di sterminio). Com'è finito? Che l'ex musulmano ha convinto la ragazza italiana ad abbandonare l'Islam. Isam ha detto:  "é ritornata come era prima: una donna libera piena d'amore e di speranza". Questo lo penso anche io... ma non perchè ha abbandonato l'Islam. Ma perchè ha abbandonato certe ideologie che sono comuni, ahimè, a molti musulmani.

Ma la questione è sempre la stessa: è  l'Islam il problema? Loro dicono si... io dico NO.
Eppure non vengo visto bene da molti musulmani. Ma quello che manca da sempre è l'autocritica, il mettersi in discussione... tutte cose che rafforzano la fede. Sembrerà strano ma è così. Se una persona si chiude in certe convinzioni ripetendo come un assurdo papagallo ciò che gli inculcano, senza mai porsi domande serie e risposte sue (o magari informarsi sulle varie risposte), come può affrontare certi "mali"? Come può affrontare certi "pericoli"? Domando al musulmano tradizionalista che tanto ci tiene a spacciare tutti gli hadith per veri: come te li spieghi le contraddizioni fra gli hadith? Come te li spieghi i vari presunti oridini di uccisione da parte del Profeta stesso?

Fin quando pongo queste domande a certi musulmani che vedo in giro nei blog, sono capaci di confermarli pure... dicendo che è un ordine del Profeta che tutti noi siamo tenuti a seguire. Ed è qui che mi fanno pena. (...) Neanche il più saggio musulmano convincerebbe il fondatore di Faith Dreedom! Calmatevi! Non voglio che uccidiate Ali Sina e quelli che gli vanno dietro. Ali Sina è così convinto delle sue idee, che anche se il Profeta stesso venisse da lui a fargli chiarezza, non cambierebbe nulla. (astaghfirullah se sbaglio). Il problema è che i cuori e le menti di chi disprezza il Corano, sono sigillati. Dio li ha sviati... non c'è nulla da fare.

-“Allah svia chiunque desidera e guida chiunque desidera.” (C. 14:4)
- "Allah scientemente lo allontana, suggella il suo udito e il suo cuore e stende un velo sui suoi occhi. Chi lo  potrà dirigere dopo che Allah [lo ha sviato]? Non rifletterete dunque"? (C. 45:23

Per fermare il proselitismo anti-islamico di Ali Sina, non ci vogliono le armi. L'unica "arma" che ci serve è dare loro l'esempio del vero musulmano. Non parlo del vestiario.. non è quello che ti fa musulmano. Parlo del rispetto e dell'amore che anche quei musulmani che non condividevano le mie idee hanno dimostrato di possedere. Dimostrare che Dio nel Corano ha insegnato la giustizia, ha insegnato la distinzione fra il bene e il male ma anche l'amore verso il prossimo. Come ogni religione che si rispetti. Tutto il resto è interpretazione. E' lì la nostra colpa. I falsi Hadith sono un altro bel problema. (...) Ancora oggi esistono cristiani che ci chiamano "eretici", e se fossero liberi ci brucerebbero insieme a "stregoni" ed omosessuali. Ma non per questo critico la Bibbia o il Vangelo. Eppure se una persona vorrebbe farlo.... ha le carte in regola per sostenere idee del genere. (...) Non chiudetevi a leggere solo i siti e blog di musulmani che con le loro parole feriscono l'identità occidentale, alimentando in voi il bisogno di sostenere Ali Sina. Chi dovete sostenere? I musulmani rispettosi. Non ho precisato nulla. Ascoltate anche loro. E non informatevi riguardo l'Islam da chi vuole screditarlo, perchè come ho già detto, inventerebbero di tutto per farvelo odiare. Se non condividete il messaggio Coranico, avete tutto il mio rispetto. Ma giudicarlo come "fonte di terrorismo", fa di voi delle persone irrispettose. E' essenziale chiarire che ci sono "ex musulmani" che prendono le distanze da persone come Ali Sina (e i suoi seguaci), Magdi Allam e vìa a proseguire. E chi vuole cancellare l'Islam, non fa altro che vivere in una illusione. (Tratto da islamliberale)

Agli italiani piacciono questi musulmani "liberali", altrimenti conosciuti come "moderati",  coscienti del fatto che imbracciare le armi e uccidere coloro che hanno opinioni diverse o che criticano la religione islamica non è propriamente carino. «Per fermare il proselitismo anti-islamico non ci vogliono le armi. Non voglio che uccidiate Ali Sina e quelli che gli vanno dietro»: ovvietà che noi cristiani, ebrei, atei, buddisti, ex musulmani, eccetera, mai avremmo sottolineato. Come amica di Ali Sina e di Magdi Allam, benedico questi musulmani “liberali” per cotanta grazia. 

Ecco un altro signore che detesta le opinioni altrui e la satira: «Santoro mi ha chiesto 2 milioni perché lo imito»

18 ottobre 2008

«L’islam non rispetta i diritti delle donne»

CITTA' DEL VATICANO- Piede sul freno, nel dialogo con i musulmani, da parte dei vescovi cattolici riuniti in Vaticano per il Sinodo dedicato alla "Parola di Dio". Il gruppo dei presuli di lingua spagnola, rappresentativi della grande maggioranza del cattolicesimo mondiale, ha esortato la Santa Sede alla prudenza in quanto - è stato detto - nell'Islam i diritti delle donne, nel matrimonio e nella famiglia, "non hanno la considerazione prevista dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite".
A ciò si aggiunge il "no" dell'assemblea sinodale, a cui partecipano 253 vescovi dai cinque continenti, ad una delle proposte avanzate nelle prime due settimane di lavori, quella di un Forum comune con ebrei e musulmani sulla Parola di Dio. "Come potrebbe svolgersi una riflessione del genere se noi non riconosciamo il Corano come parola di Dio?", ha osservato uno dei più autorevoli cardinali di Curia impegnati nel dialogo interreligioso. Il Sinodo, cominciato il 5 ottobre e che si concluderà il prossimo 26 ottobre, si svolge a porte chiuse, ma ogni giorno alcuni portavoce riferiscono ai giornalisti le tracce degli interventi.
Oggi, in assemblea, davanti a Benedetto XVI, hanno parlato i rappresentanti dei cosiddetti "circuli minores", i gruppi di lavoro costituiti su base linguistica. Padre Julian Carron, presidente di 'Comunione e Liberazione', nel sintetizzare le riflessioni avvenute tra i vescovi di lingua spagnola, ha sottolineato come la Chiesa cattolica, nelle sue relazioni con l'Islam, debba "avere presente la concezione (musulmana) sul matrimonio e la famiglia, in cui i diritti delle donne non hanno la considerazione prevista dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani dell'Onu". Inoltre, ha aggiunto, bisogna considerare come nel mondo musulmano il diritto si identifichi con la sharia religiosa. La gelata sinodale sul dialogo interreligioso con l'Islam arriva proprio alla vigilia dell'attesa conferenza in Vaticano, prevista dal 4 al 6 novembre, tra gli studiosi islamici che hanno aderito all'appello "Una Parola comuné (la cosiddetta "Lettera dei 138") e rappresentanti cattolici, tra cui - è stato annunciato lo scorso marzo - lo stesso Papa. (…)

Le posizioni dei vescovi sinodali hanno suscitato perplessità nei rappresentanti dell'Islam in Italia. Sono fondate su "motivazioni pretestuose", ha detto Yaha Pallavicini
, presidente del Coreis, che raggruppa le Comunità religiose musulmane italiane. "Sono pronto a confrontarmi con questi vescovi più chiusi perché così si confonde una differenza tra civiltà e culture con una differenza tra buoni credenti e cattivi credenti", ha aggiunto l'imam, tra i partecipanti all'incontro, in Vaticano, del prossimo novembre. Da parte sua Mario Scialoja, esponente della Lega Musulmana Mondiale e consigliere di amministrazione della Grande Moschea di Roma, ritiene che sia "eccessivo" raffreddare i rapporti, sulla base di una diversa concezione dei diritti della donna perché su questo tema "non si deve generalizzare", in quanto "nell'Islam esistono moltissime correnti e posizioni". In ogni caso, assicura, il dialogo prosegue. (ANSA)

«Una diversa concezione dei diritti della donna»

Corano, 4:34: “Gli uomini sono preposti alle donne, a causa della preferenza che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché spendono [per esse] i loro beni. Le [donne] virtuose sono le devote, che proteggono nel segreto quello che Allah ha preservato. Ammonite quelle di cui temete l'insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele. Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande.”

Corano, 2:228
: “...Esse hanno diritti equivalenti ai loro doveri, in base alle buone consuetudini, ma gli uomini sono superiori...”

“Non vuoi che ti dica qual è il migliore tesoro dell’uomo? E’ una donna virtuosa: quando egli la guarda, ella lo allieta; quando egli le parla, ella è condiscendente; e quando egli si assenta da lei, ella custodisce i suoi interessi.” (Hadith trasmesso da Abu Dau’d)

“La donna che parla sgradevolmente e fa che suo marito sia afflitto a causa della sua scortesia, incorre nell’ira di Allah fino a quando non sorriderà al proprio marito e cercherà di riuscirgli gradita.” (Hadith riportato da Talha bin Abdullah)

“Il Paradiso è la ricompensa di una moglie che compiace il proprio marito fino alla morte.” (Hadith trasmesso da Ibn Majah.)

Da leggere: La moglie musulmana, Come fare felice la propria moglieRivolgersi con chiarezza e ripetere le parole se necessario sino a che vi comprenda»), La logica dell’ubbidire

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