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Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11

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Diario | Insight |
 
Diario
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2 maggio 2009

Islamofobia

Padre Samir Khalil Samir: «Bisogna chiarirci sul termine “islamofobia”, parola che circola da una decina di anni. Letteralmente questa espressione vuol dire “paura dell’islam”: è un fenomeno generalizzato e ha un fondamento solido. Gli atti di terrorismo, infatti, negli ultimi dieci anni sono stati rivendicati in buona parte da musulmani che si appoggiano al Corano per giustificare il loro operato. La tesi secondo cui tutto questo non ha niente a che vedere con l’islam è un’ipocrisia. Vorrei dire a chi la sostiene: iniziate a impedire che i terroristi fondino le loro rivendicazioni sull’islam! Ritengo una stupidaggine affermare che l’islamofobia sia qualcosa che ha a che fare con il razzismo: questo termine, islamofobia, sa molto di fabbricazione a tavolino. In Arabia Saudita c’è il diniego totale della libertà religiosa per i cristiani: è inammissibile che questo avvenga in uno dei paesi più ricchi del mondo e più “amico” dell’Occidente in Medio Oriente. Chi, a Ginevra, ha detto qualcosa sulla situazione del Darfur?» qui

3 aprile 2009

«Donne e sport? Sì, ma solo per le non vergini»

"Nei dettami della Shariya  non esiste alcun divieto alle donne di esercitare lo sport, a meno che non si tratti di una ragazza vergine in quanto ciò potrebbe indurre a cattivi pensieri sulla sua reputazione". A pensarla così è lo Sheikh Abdullah bin Suleiman, membro del Consiglio degli Ulema, massima autorità religiosa in Arabia saudita. L'editto dell'uomo religioso è stato emesso a causa della polemica provocata nel regno wahabita da una recente direttiva del Comitato Olimpico internazionale (Cio) che impone a tutte le federazioni nazionali aderenti di istituire club sportivi femminili entro il 2010, "pena la sospensione" dall'organismo mondiale.

(…) Lo Sheikh Saleh Bin Fawzan  argomenta così la sua avversione: "Non vedo alcuna utilità dell'esercizio da parte delle donne di qualunque sport, sia esso collettivo che singolo oppure con strumenti".  "La donna - prosegue - deve sbrigare le faccende di casa sua, servire suo marito, accudire i figli e imparare solo ciò che le è utile". (Apcom)

«Fatwa saudita condanna pesce aprile: "dire bugie è peccato"»

"Nell'Islam non è ammessa la bugia anche quando viene detta a scopo di scherno o per ironia", è quanto stabilisce un nuovo editto islamico "fatwa" saudita che bolla il 'pesce di aprile' come un'"usanza di sciocchi occidentali da non emulare". (Apcom)

«Nell'Islam non è ammessa la bugia»

9 febbraio 2009

«Non musulmani preghino in casa»

L'Arabia Saudita offre ai non musulmani garanzie di praticare il proprio credo religioso a patto che ciò avvenga in privato. Lo ha affermato Zeid al-Hussein, vice presidente della commissione per i Diritti Umani, all'agenzia di stampa saudita (Spa). "Essendo poi il Paese il punto di riferimento del mondo islamico ci sono peculiarità religiose che rendono difficile l'edificazione di luoghi di culto per altre fedi nella terra sacra" ha aggiunto. "I non musulmani in Arabia Saudita godono della libertà religiosa e possono professare la loro fede eseguendo le pratiche rituali a casa loro" ha detto Zeid al-Hussein.
Poi, per spiegare l'assenza di chiese o di luoghi di culto non islamici nel regno saudita, al-Hussein ha aggiunto che "l'Islam è il sigillo delle religioni e il regno saudita sia la base dell'Islam: per questo ci sono peculiarità religiose che rendono difficile l'edificazione di luoghi di culto per altre fedi nella terra sacra". Ciò non implica, ha sottolineato, che le altre fedi non possano essere praticate. "I non musulmani possono godere della libertà religiosa praticando la propria fede a casa: non ci sono restrizioni per i non musulmani che praticano la propria fede nei luoghi privati ma bisogna capire che l'Arabia Saudita non è solo uno stato islamico ma anche il punto di riferimento del mondo islamico". Il funzionario saudita ha parlato poi dello sforzo del suo Paese nella direzione del dialogo interreligioso, compiuto dall'iniziativa del re Abdullah, proprio per dimostrare l'intenzione di rispettare la libertà religiosa altrui. "La sharia islamica pone particolare attenzione ai diritti dei gruppi più deboli, come le minoranze etniche e religiose e garantisce molti diritti alle donne" ha detto.  (Tgcom)


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permalink | inviato da UnpoliticallyCorrect il 9/2/2009 alle 14:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa

5 febbraio 2009

«Una brava moglie deve vivere nella paura»

Riyadh (AsiaNews/Agenzie) – Senza permesso, le donne non possono nemmeno guidare l’automobile o cambiare colore della veste, mentre dalla tv i predicatori ammoniscono che la donna che stringe la mano a un uomo commette “adulterio della mano”. Le giornaliste saudite criticano la mentalità sociale sul rapporto tra moglie e marito.

Fatima Al-Faqih sul quotidiano Al-Watan parla dei molti divieti imposti alle donne saudite: “non possono guidare l’automobile, fare viaggi senza permesso [del marito o del padre o di chi ha potestà su loro], stare sole in un albergo senza permesso, scegliere il nome del figlio senza il consenso [di un uomo]… lasciare casa o accettare un lavoro senza permesso… proibito cambiare il colore delle abaya [la tradizionale lunga tunica] senza permesso, proibito andare a scuola o all’università senza permesso”. In alcune città saudite una donna non può nemmeno “mostrare la faccia”, senza permesso non può sposarsi e non può “restare sposata se uno dei suoi parenti maschi decide che la genealogia del marito è inferiore alla sua… né chiedere il divorzio senza chiedere scusa e pagare una multa”. Senza permesso “non può tenere con sé i figli dopo il divorzio… assumere un posto di direzione privato o pubblico”, “non deve far irritare il marito e, infine, la voce di una donna è considerata [una forma di] profanazione e le è proibito parlare in pubblico”. (…)

«Io personalmente non ho visitato nessun paese Musulmano… Però, non lo nascondo, l'unico vero paese in cui mi piacerebbe recarmi e stabilirmi è senza dubbio l'Arabia Saudita. E i motivi...bè, non li sto nemmeno ad elencare. E' uno di quei "sogni" ad occhi aperti, fi sabiliLlah...» qui


(Internet)

15 gennaio 2009

"Attenti all’imperialismo dell’Islam"

Londra - Il multiculturalismo? «È pernicioso: e la tolleranza multiculturale delle società europee aiuta i terroristi», afferma lo storico britannico Michael Burleigh nel suo recente libro Blood and rage: A Cultural history of terrorism. (…) «A Londra abbiamo folle musulmane isteriche con cartelli con scritte “Death to Juices” (sic) - non riescono neanche a scrivere correttamente “Jews” (ebrei) - che interrompono la vita della gente comune e assalgono negozi a Kensington. Nel frattempo, i musulmani “moderati” hanno minacciato il nostro governo che ci sarà ancora dell’altro terrorismo se i “Brits” non alterano la loro politica estera. Poiché il governo ha condannato la reazione “sproporzionata” di Israele non vedo cosa possano volere di più, forse un’alleanza con Hamas?». (…)

«Abbiamo le mani legate dalla disastrosa ideologia del multiculturalismo, adottata come alternativa al marxismo leninismo quando questi entravano in coma. Un’ideologia nefasta, che divide la gente in tribù in base a identità particolari, i negri, i gay, e così via, senza tener conto delle differenze individuali. Le tribù diventano comunità con dei leader autoproclamati che non riflettono alcunché ma rafforzano una visione monolitica della comunità portando avanti un discorso vittimista, e i governi si trovano a dover gestire le tribù attraverso queste leadership radicali. Poi si finisce col credere di risolvere tutto con la cosmetica del politicamente corretto. In Inghilterra i terroristi oggi bisogna chiamarli “terroristi antislamici” per non offendere i musulmani, perché secondo il governo i terroristi non hanno niente a che fare con l’islam». (…)

«Dovremmo innanzitutto eliminare le ovvie contraddizioni della nostra politica estera, smetterla di chiudere gli occhi sui governi autoritari come l’Arabia Saudita solo perché ci serve il loro petrolio, o inneggiare ad Hamas come si è fatto finora dimenticando il terrore che Hamas semina fra chi non sta ai loro ordini. In società polarizzate fra autocrati e islamisti c’è molta gente ragionevole nel mezzo che attende di potersi esprimere politicamente...». (A. F. Price,  Il Giornale)


(This is London)


(Internet)

Caro amico ti scrivo

Gli ambasciatori arabi: «Gentile onorevole, ho il piacere di esprimerle a nome del Consiglio degli ambasciatori arabi in Italia pieno apprezzamento per le posizioni che Sua Eccellenza ha espresso e mantenuto (...) Onorevole, la misurata e lucida analisi dei fatti che Ella ha espresso nelle Sue recenti dichiarazioni riflettono purtroppo la drammatica situazione». Poi, «stima» e «la più alta considerazione» a D’Alema per l’«infaticabile impegno» in favore «della pace possibile». Una delegazione dei diplomatici arabi va oggi da Franco Frattini, Pdl, successore di D’Alema. Anche se riceverà attestati di stima, il preferito è già noto. (Corriere)

Beirut, D'Alema con un deputato Hezbollah

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