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Thousands of Deadly Islamic Terror Attacks Since 9/11

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Diario | Insight |
 
Diario
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7 luglio 2009

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Geert Wilders: «(…) Vorrei fare una distinzione tra l’ideologia, la religione islamica, e la gente – io non ho nulla contro le persone, è l’ideologia che mi crea dei problemi. Secondo me è un’ideologia totalitaria e non andrebbe paragonata ad altre religioni ma ad altre ideologie totalitarie come il comunismo e il fascismo. Non c‘è spazio nell’ideologia islamica per nient’altro se non l’Islam. Ed è di questo che io ritengo bisogna aver davvero paura. (…) Non credo in un Islam moderato, non credo che sia la stessa cosa che per il Cristianesimo, con l’Antico e il Nuovo Testamento, la separazione fra Stato e Chiesa, e poi l’Illuminismo piu’ tardi… Secondo me questa non è l’evoluzione dell’Islam. Per cui io ritengo che non dovremmo investire o credere in un Islam all’europea o in un Islam moderato. (…) Gordon Brown, primo ministro del Regno Unito, si è rivelato essere il piu’ grande codardo d’Europa quando mi ha rimandato indietro, quando volevo entrare in Gran Bretagna per mostrare un film e animare un dibattito alla Camera dei Lords. Sono questi i leader che ci ritroviamo in Europa oggi, andrebbero allontanati e sostituiti da leader piu’ coraggiosi» qui



20 febbraio 2009

«L’Europa fermi l’immigrazione dai Paesi islamici»

Tanta pubblicità come quella che gli ha assicurato il governo britannico, bloccandolo la settimana scorsa all’aeroporto londinese di Heathrow, Geert Wilders l’aveva ottenuta soltanto con il suo documentario “Fitna”, in cui paragona il Corano al Mein Kampf di Adolf Hitler. Senza volerlo, il Regno Unito si è trasformato nel maggiore sponsor del Pvv, il Partito della Libertà fondato dal parlamentare olandese. Dal 6 per cento ottenuto alle ultime politiche, alcuni sondaggi lo danno al 25 per cento alle prossime elezioni per il Parlamento europeo. E, una volta a Bruxelles, i suoi eurodeputati andranno a infoltire i ranghi degli euroscettici. È lo stesso Wilders ad annunciare battaglia: «Romania e Bulgaria devono abbandonare l’Unione Europea. Anzi, non avrebbero mai dovuto entrare, specialmente in questa situazione di crisi, in cui serve un’unione monetaria ed economica, non politica».
Anche l’Italia si confronta con l’immigrazione selvaggia dai Paesi dell’Europa dell’Est. Lei come affronterebbe la questione?
«Devono essere gli Stati nazionali a decidere chi può entrare e chi no. Ma se da un lato c’è un problema di ordine pubblico e il mio partito si è opposto all’allargamento dell’Unione europea a Est, la questione principale rimane sempre l’ideologia islamica, che induce i musulmani a non integrarsi nella nostra società. Nel mio Paese la gran parte di loro rispetta la legge. Io non ho nulla contro le persone. Ma molti adottano la tattica della taqiyya, simulando di essere moderati, ma soltanto fino a quando non saranno la maggioranza».
E a quel punto?
«A quel punto l’islam, che non è una religione come le altre, ma un’ideologia totalitaria più simile al comunismo e al fascismo, vorrà sottomettere le altre culture. A quel punto non ci sarebbe più spazio per nulla e per nessuno che non sia musulmano: né cristiani, né ebrei, né apostati. Per questo dobbiamo dire basta all’immigrazione dai Paesi islamici». (Libero)

«Nadia, ex femminista, ex comunista»

Nadia ha 40 anni. È un’insegnante d’italiano, ex femminista, ex comunista.
Ha incontrato l’islam attraverso Yassin, un giovane algerino immigrato in Italia cinque anni fa. Lui le ha parlato della sua terra, della sua religione, le ha prospettato un universo ordinato, piuttosto semplice, organizzato per scale di valori e ruoli ben determinati, dove la figura femminile e maschile ha una connotazione, uno spazio e dei compiti ben precisi. Un’identità, insomma, riconoscibile sia all’interno della famiglia, sia nella società (islamica, s’intende).
Nessun dubbio, dunque, nessuna confusione, niente più crisi esistenziali. Neanche quando lei, abituata per decenni a rivendicare i propri diritti di donna libera, se li è visti negare o restringere all’ambito delle mura domestiche e delle poche attività religiose.
Foulard beige e un lungo soprabito celeste la proteggono dagli sguardi maschili, che potrebbero ferirla nella sua dignità più profonda. «In questo modo - afferma con severa dolcezza - la donna è tutelata e non rischia di essere ridotta ad oggetto sessuale».
L’esperienza di Nadia non è singola: altre donne, anche molto giovani, sono attratte dall’islam. Confusione nei ruoli tra maschile e femminile, identità sessuali traballanti, vuoto ideologico e spirituale, profonde insicurezze personali e caratteriali, trovano per loro una risposta e una risoluzione. Per alcune, l’adesione all’islam è anche una sorta di reazione allo sfruttamento per fini commerciali che l’Occidente attua nei confronti dell’immagine femminile attraverso l’ambiguo e discutibile richiamo sessuale. (A. Lano) qui

12 febbraio 2009

«Londra vietata a Wilders, “nemico dell'islam”»

BRUXELLES — «La prossima settimana, il film sarà proiettato al Parlamento italiano», annuncia sicuro l'onorevole Geert Wilders dal suo sito Internet. E «il film» è quello che lui, deputato populista olandese, ha prodotto in proprio; lo stesso per cui, in queste ore, si vede ufficialmente rifiutato l'ingresso in Gran Bretagna: «Fitna», «Lo scontro », documentario che paragona il Corano, libro sacro dell'Islam, al «Mein Kampf» di Adolf Hitler. (Corriere)

«Londra dà il benvenuto ai terroristi e lascia fuori il deputato anti-islam»

Geert Wilders, che voleva bandire il Corano dai Paesi Bassi, è stato dichiarato “persona non grata” nel Regno Unito su sollecitazione dell’islam più radicale. Strana pena del contrappasso, decisa in base ai dettami della sharia in una nazione teoricamente a maggioranza cristiana. «Sarebbe accaduto se avesse chiesto di bandire la Bibbia?», si domandano ora la baronessa Caroline Cox e lord Malcolm Pearson of Rannoch, che lo avevano invitato per oggi alla Camera dei Pari a una proiezione ufficiale di Fitna, il suo documentario sul fondamentalismo islamico e la jihad, e a partecipare a un dibattito sulla libertà d’espressione.

IL BARONE A confermare l’attualità del film di Wilders, è il timore di episodi violenti di protesta in coincidenza con la sua visita, insistono i due parlamentari. La minaccia arriva da un loro collega, il barone Nazir Ahmed, che prestò giuramento sul Corano quando nel 1998 fu nominato dalla Regina tra i Pari d’Inghilterra. Conta di radunare 10mila musulmani per impedire lo svolgimento dell’incontro. Ma quello è un Lord che non scandalizza Scotland Yard, nemmeno quando, come ha fatto meno di due anni fa, accusa lo scrittore Salman Rushdie di avere «le mani sporche di sangue». Gli è stato sufficiente agitare lo spauracchio della piazza islamica perché il ministero dell’Interno britannico spedisse una letterina a Wilders, deputato olandese costantemente nel mirino di Al Qaeda, per comunicargli che Jack Straw «il Segretario di Stato ritiene che le vostre dichiarazioni sui musulmani e le loro credenze, come sono espresse nel vostro film Fitna e altrove, minaccerebbero l’armonia della comunità e perciò la sicurezza (…) Libero


9 febbraio 2009

«Sharia? Yes, please»

L’intervento con cui l’arcivescovo di Canterbury in carica Rowan Williams nel febbraio dello scorso anno ha proposto l’integrazione parziale della sharia nel sistema di diritto britannico è stata seppellita da una valanga di critiche. Peccato che quello che Williams ha descritto come uno sviluppo inevitabile rappresenti in realtà il presente del Regno Unito: la sharia ha già valore legale, ci sono corti sciaraitiche in alcune località che emettono sentenze vincolanti anche per la Common Law britannica e provvidenze di welfare destinate alle famiglie poligamiche. Dopo avere a lungo accarezzato l’idea, il governo ha rinunciato a emettere “bond islamici”, cioè titoli di Stato compatibili con la dottrina morale musulmana che proibisce il prestito a interesse, ma ha dichiarato che incoraggerà i privati a ricorrere a questa forma di indebitamento riducendo la tassazione sui “sukuk”, i prestiti conformi alla sharia.

La mappa delle corti sciaraitiche

La rivelazione dell’esistenza di corti islamiche dotate di poteri riconosciuti dallo Stato risale a settembre ed è opera del Times. Il quotidiano di Londra ha scoperto che, fra le centinaia di corti informali create dalle comunità musulmane negli ultimi trent’anni e basate sulla sottomissione volontaria dei ricorrenti alle sentenze emesse, ce ne sono almeno cinque i cui responsi possono essere resi esecutivi dai poteri del sistema giudiziario britannico. Sono quelle che fanno riferimento al tribunale di arbitraggio musulmano dello sceicco Faizul ul Aqtab Siddiqi e hanno sede a Londra, Birmingham, Bradford, Manchester e Nuneaton (Warwickshire), dove si trova la sede centrale. Prossimamente altre due corti saranno insediate a Edimburgo e Glasgow. Il carattere istituzionale di questi tribunali si fonda su un comma dell’Arbitration Act, una legge del 1996 che regola la materia degli arbitrati. «Abbiamo scoperto che in base all’Arbitration Act avremmo potuto emettere sentenze che sarebbero state applicate dalle corti di contea e da quelle superiori», ha spiegato Siddiqi. «La legge permette che si risolvano dispute usando tribunali alternativi. Questo metodo si chiama risoluzione alternativa di controversie, che è proprio ciò che le corti sciaraitiche significano per noi musulmani». Questi tribunali esercitano i loro poteri su casi riguardanti divorzio, successioni ereditarie, controversie finanziarie e violenze domestiche: le materie evocate nell’intervento di Rowan Williams e poi anche in quello del Lord Chief Justice Phillips of Worth Matravers, che nel luglio scorso aveva provocato un’altra alzata di scudi affermando: «Non vedo alcuna ragione per cui i princìpi della sharia, o di qualunque altro codice religioso, non dovrebbero essere la base per mediazioni e altre forme di risoluzione alternativa di controversie. È possibile in questo paese, per tutti coloro che concludono un accordo contrattuale, scegliere che l’accordo sarà governato da una legge diversa dal diritto inglese». Ed è esattamente quello che sta accadendo nel Regno Unito dall’agosto 2007: nel primo anno di funzionamento i tribunali islamici hanno passato un centinaio di sentenze su materie che vanno dai divorzi all’eredità e alle liti fra coniugi e fra vicini. In alcuni casi la sentenza si è discostata molto da quello che sarebbe avvenuto se i casi fossero stati trattati sulla base della Common Law: in una disputa a Nuneaton la proprietà di un abitante delle Midlands è stata suddivisa fra cinque eredi, tre figli e due figlie, dando ai due maschi il doppio di quello che è stato assegnato alle tre femmine. In ben sei casi di violenza domestica nei quali le donne denunciavano maltrattamenti da parte dei mariti, i giudici si sono espressi in termini estremamente miti, condannando gli uomini a seguire corsi per la gestione della rabbia e lezioni presso gli anziani della comunità. In ciascuno di questi casi le donne hanno ritirato le denunce che avevano sporto presso la polizia e quest’ultima ha cessato di indagare sui casi. (…)

Che l’estensione del campo di applicazione della sharia sia fra gli obiettivi di molti musulmani che vivono in Inghilterra appare chiaro, anche se secondo i sondaggi coloro che fra di essi auspicano questo sviluppo rappresentano solo il 40 per cento della comunità. «Anche se il taglio delle mani e dei piedi, o la fustigazione degli ubriachi e dei fornicatori sembrano orribili, una volta che sono applicate diventano un deterrente efficace per l’intera società», ha dichiarato Suhaib Hasan, giudice unico di una corte islamica di East London, in un’intervista alla Bbc. «State certi che se per una volta sola un’adultera fosse lapidata, dopo più nessuno commetterebbe questo delitto. È per questa ragione che il tasso di criminalità in Arabia Saudita è estremamente basso». I sostenitori britannici della sharia non intendono sostituirsi allo Stato: «Il diritto penale è un compito dello Stato islamico, non spetta a un’istituzione pubblica come la nostra applicarlo», spiega Hasan. «Solo un governo che crede nell’islam lo metterà in pratica. Perciò è fuori questione chiedere che la legge penale islamica sia introdotto nel Regno Unito». Semmai dovrebbe essere lo Stato britannico a rendersi conto che l’adozione integrale della sharia è nel suo interesse: «Noi offriamo il diritto penale islamico alla società britannica. Se lo accettasse, ciò andrebbe a suo vantaggio; se non lo accetta, sarà costretta a costruire un numero sempre più grande di prigioni». (R. Casadei, Tempi. Leggi tutto)


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permalink | inviato da UnpoliticallyCorrect il 9/2/2009 alle 10:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

2 febbraio 2009

«Musulmani, da 500mila a 2,4 milioni in 4 anni»

Roma, 31 gen. (Apcom) - Negli ultimi quattro anni la popolazione musulmana in Gran Bretagna è cresciuta di 1,9 milioni di persone, passando da 500.000 a 2,4 milioni. Lo afferma uno studio dell'ufficio nazionale di Statistica di Londra, ripreso dal quotidiano Times, sottolineando che nello stesso periodo i cristiani nel Regno Unito sono diminuiti di 2 milioni. Secondo gli esperti l'incremento, evidenziato tra il 2004 e il 2008, è attribuibile a diversi fattori tra cui il fenomeno dell'immigrazione, l'alto tasso di natalità nella comunità musulmana e le conversioni all'Islam. Stando sempre a quanto riferisce l'ufficio nazionale di Statistica, in Gran Bretagna ci sono oltre 42,2 milioni di cristiani con un'alta concentrazione tra la popolazione al di sopra dei 70 anni di età. Mentre tra i musulmani l'incremento maggiore è stato registrato tra i bambini sotto i 4 anni, che a settembre scorso erano oltre trecentomila.

15 gennaio 2009

"Attenti all’imperialismo dell’Islam"

Londra - Il multiculturalismo? «È pernicioso: e la tolleranza multiculturale delle società europee aiuta i terroristi», afferma lo storico britannico Michael Burleigh nel suo recente libro Blood and rage: A Cultural history of terrorism. (…) «A Londra abbiamo folle musulmane isteriche con cartelli con scritte “Death to Juices” (sic) - non riescono neanche a scrivere correttamente “Jews” (ebrei) - che interrompono la vita della gente comune e assalgono negozi a Kensington. Nel frattempo, i musulmani “moderati” hanno minacciato il nostro governo che ci sarà ancora dell’altro terrorismo se i “Brits” non alterano la loro politica estera. Poiché il governo ha condannato la reazione “sproporzionata” di Israele non vedo cosa possano volere di più, forse un’alleanza con Hamas?». (…)

«Abbiamo le mani legate dalla disastrosa ideologia del multiculturalismo, adottata come alternativa al marxismo leninismo quando questi entravano in coma. Un’ideologia nefasta, che divide la gente in tribù in base a identità particolari, i negri, i gay, e così via, senza tener conto delle differenze individuali. Le tribù diventano comunità con dei leader autoproclamati che non riflettono alcunché ma rafforzano una visione monolitica della comunità portando avanti un discorso vittimista, e i governi si trovano a dover gestire le tribù attraverso queste leadership radicali. Poi si finisce col credere di risolvere tutto con la cosmetica del politicamente corretto. In Inghilterra i terroristi oggi bisogna chiamarli “terroristi antislamici” per non offendere i musulmani, perché secondo il governo i terroristi non hanno niente a che fare con l’islam». (…)

«Dovremmo innanzitutto eliminare le ovvie contraddizioni della nostra politica estera, smetterla di chiudere gli occhi sui governi autoritari come l’Arabia Saudita solo perché ci serve il loro petrolio, o inneggiare ad Hamas come si è fatto finora dimenticando il terrore che Hamas semina fra chi non sta ai loro ordini. In società polarizzate fra autocrati e islamisti c’è molta gente ragionevole nel mezzo che attende di potersi esprimere politicamente...». (A. F. Price,  Il Giornale)


(This is London)


(Internet)

Caro amico ti scrivo

Gli ambasciatori arabi: «Gentile onorevole, ho il piacere di esprimerle a nome del Consiglio degli ambasciatori arabi in Italia pieno apprezzamento per le posizioni che Sua Eccellenza ha espresso e mantenuto (...) Onorevole, la misurata e lucida analisi dei fatti che Ella ha espresso nelle Sue recenti dichiarazioni riflettono purtroppo la drammatica situazione». Poi, «stima» e «la più alta considerazione» a D’Alema per l’«infaticabile impegno» in favore «della pace possibile». Una delegazione dei diplomatici arabi va oggi da Franco Frattini, Pdl, successore di D’Alema. Anche se riceverà attestati di stima, il preferito è già noto. (Corriere)

Beirut, D'Alema con un deputato Hezbollah

4 dicembre 2008

Discorsi di carattere generale

Secondo il legale dei presunti terroristi internazionali (insospettabili e bene inseriti), le loro conversazioni «erano discorsi di carattere generale». E’ infatti normale, suppongo capiti tutti i giorni, conversare con un amico sull’opportunità di sgozzare, avvelenare o far saltare in aria gli infedeli: «Ti giuro che lo sgozzo maledetto! Giuro che se andassi in paradiso, giuro che lo sgozzo!». E ancora: «Ti ha detto il libro che se riuscissi a trovare un acquedotto, da cui bevono, e se lo avvelenassi e muoiono tutti, bene». E poi: «Basta che non restino coinvolti dei musulmani... hai capito». Infine: «Tutti quelli che studiano nella scuola militare e quelli che studiano per diventare ufficiali e quelli che vanno in missione di pace in Afghanistan... tutti... i giudici, il Tribunale... sono tutti uguali... meglio i militari... però se c'è qualche seduta in Parlamento e vai a schiantarti contro è meglio».

P.S.: islam significa pace. L’islam è una religione di pace, amore, tolleranza. Non c’è costrizione nella religione (Corano). Chi uccide un uomo uccide tutta l’umanità (Corano). I due presunti terroristi internazionali non sono veri musulmani. Sgozzare, avvelenare e far saltare in aria gli infedeli non significa propriamente sgozzare, avvelenare e far saltare in aria gli infedeli.

Altri «discorsi di carattere generale» in giro per l’Europa

(...) This isn't your country. It belongs to Allah
. You are just a measly ungrateful kafir who doesn't realise his purpose in this world. Your so called Christian country is going down the toilet along with its citizens. Only Islam and Muslims can prevent that. As for your notion that this is a Christian country...well yeah! if Christanity is about legalising porn, adultery, homosexuality, insulting the prophets and etc, i suppose after reading some extracts from your filthy bible, i agree maybe it is a Christian country. Finally your misplaced bravado is so comical. There is a saying that goes: "A mouse can be as brave as a lion in its own home." (qui)

By the way; your IP address has been logged - so we can trace you. A bit like how those men could trace that Rabbi from Chabad Lubavitch in Mumbai. HAHAHAHA. (qui

66 Questions on the Holocaust

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